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Divergenza addio! Et conseguenze.

C’è una  novità ( Esper 2012, qui su CM) sui metodi di analisi delle temperature del passato che riescono a smussare la divergenza restituendoci un periodo caldo medioevale più che mai nitido e marcato. La divergenza si manifesta tra la temperatura stimata dagli anelli di alcuni alberi nelle ultime decadi che risulta essere inferiore a quella strumentale. Il problema fu risolto da Mann tagliando le serie che presentavano la divergenza e innestando il dato strumentale. Questo metodo, oltre che essere sbagliato, sottostima pesantemente il periodo caldo medioevale.

Il noto paleoclimatologo Jan Esper e i suoi coautori per ricostruire le temperature del passato hanno analizzato la densità degli anelli degli alberi (MXD), oltre alla larghezza degli anelli, (TRW). Il nuovo metodo è stato testato solo su serie prvenieenti dalla Scandinavia e smussa la divergenza degli ultimi decenni alzando di fatto la stima della temperatura nel periodo caldo medioevale e in quello romano. E’ però altamente probabile che tutte le ricostruzioni delle Temperature che hanno presentato il problema della divergenza finora, se rifatte con questo nuovo metodo finiscano per alzare la stima del periodo caldo medioevale ovunque, perchè se la divergenza c’è negli ultimi decenni c’era anche nel medioevo e se la stima si alza negli ultimi decenni si alzerà anche nel medioevo.

Quindi tutte le ricostruzioni regionali o emisferiche che utilizzeranno questo nuovo metodo, è parimenti probabile che stimeranno il periodo caldo medioevale più caldo di quanto stimato finora, soprattutto rispetto all’Hockey Stick di Mann del ’98, il grafico e la ricostruzione più contestati della storia scientifica. Chi ha fatto ironia su questa nuova ricostruzione perché riguarderebbe dati solo estivi e della sola Scandinavia, non ha compreso l’enorme portata della scoperta di questo nuovo metodo che annullando la divergenza renderà le ricostruzioni molto più attendibili e molto più coincidenti con le ricostruzioni storiche. Cioè simili alla calibrazione fatta da Hegerl et al 2007 in fig 3, dove è incredibile l’evidenza del picco di periodo caldo medioevale del tutto simile alle ricostruzioni successive come quella di Ljungqvist 2010 che vedete sotto (ci aveva preso Hegerl). Questo è accennato anche da Esper 2012 che cito:

Questi risultati… suggeriscono che le ricostruzioni della temperatura dell’aria in superficie su larga, basate sull’analisi degli anelli degli alberi potrebbero sottovalutare le temperature prestrumentali comprese quelle durante il periodo caldo romano e medioevale”

Se la divergenza tra i dati proxy e quelli strumentali, con questo metodo, fosse appianata in tutte le serie il valore globale dell’anomalia del periodo caldo medioevale si dovrebbe alzare dello stesso delta che c’è tra i dati proxy al 2000 e i dati strumentali sempre nel 2000. Che è tanto!

La ricostruzione delle temperature del passato è fondamentale per testare e validare i modelli climatici. Come già spiegato qui, l’attuale stima delle forzanti è talmente sbagliata che nessuna forzante è in grado di spiegare il periodo caldo medioevale e la piccola era glaciale secondo la ricostruzione delle temperature di Ljungqvist 2010.

 temperature millennio

Nel grafico la ricostruzione dellle temperature dell’ultimo millennio solo con i dati proxy di Ljungqvist 2010. Sono molto evidenti il periodo caldo mediovale e  quello romano.

forzanti

Qui sopra invece una curva risultante dalla somma algebrica di tutte le forzanti: i valori in quasi tutto il millennio sono bassissimi, quasi piatti, tranne l’impennata finale del 1900 che origina la classica mazza da hockey (hockey stick). Se andiamo ad analizzare il valore delle forzanti, durante il periodo caldo medievale e la piccola era glaciale la differenza tra i due periodi è minima, meno di 0,5 Watt/mq, mentre la differenza tra il periodo medievale e quello corrente è quasi di 2 Watt/mq.

Alla luce del nuovo metodo utilizzato da Jan Esper il periodo caldo medioevale e quello romano avranno temperature ancora più alte nelle future ricostruzioni. Questo significa che lanciando i modelli climatici che utilizzano la attuale stima delle forzanti, cioè con le forzanti antropiche pari al 96% delle forzanti riscaldanti, verso il periodo caldo medioevale conoscendone lo scenario (concentrazione di gas serra, aerosol vulcanici e forzante solare), questi fallirebbero clamorosamente. Nessuno modello climatico è in grado di simulare il periodo caldo medioevale e la piccola era glaciale perché il valore delle forzanti naturali in questo periodo è quasi piatto, quindi l’attuale stima delle forzanti è sicuramente sbagliata. E’ evidente che ci sono forzanti naturali di valore enorme che non sono conosciute o che non sono valutate correttamente. Di conseguenza le forzanti antropiche sono enormemente sovrastimate.

La conclusione è che tutte le proiezioni climatiche che hanno utilizzato la attuale stima delle forzanti sono assolutamente inattendibili e hanno lo stesso valore che può avere il vaticinio di una fattucchiera. Di conseguenza tutte le politiche di mitigazione come la riduzione delle emissioni non hanno nessuna efficacia, non servono a nulla perchè le forzanti dominanti sono altre, sono solo soldi buttati: una follia galoppante (che però sta facendo far soldi ai soliti noti)! Alle stesse conclusioni si può arrivare per altri percorsi che già ho analizzato qui (Le menzogne climatiche – CM).

Riferimenti

  • Jan Esper,et al “Orbital forcing of tree-ring data” Nature Climate Change(2012) doi:10.1038/nclimate1589 – http://www.nature.com/nclimate/journal/vaop/ncurrent/full/nclimate1589.html
  • C. HEGERL, “Detection of Human Influence on a New, Validated 1500-Year Temperature Reconstruction” Journal of climate 2007 – http://journals.ametsoc.org/doi/pdf/10.1175/JCLI4011.1GABRIELE
  • Thomas J. Crowley “Causes of Climate Change Over the Past 1000 Years” July 14, 2000 Science, 289: 270-277
  • Ljungqvist, F.C., 2010: A new reconstruction of temperature variability in the extra-tropical Northern Hemisphere during the last two millennia. Geogr. Ann., 92 A (3): 339–351.
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Published inAttualitàClimatologia

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