Catastrofisti, se non ci fossero bisognerebbe inventarli

Segnali evidenti della graduale trasformazione degli equilibri climatici si avvertono in diversi angoli della Terra. Così esordisce oggi La Repubblica. Due righe, anzi una e mezza che già richiedono una pausa. Punto primo il clima non è mai stato nè mai sarà in equilibrio, punto secondo la Terra non ha angoli perchè è tonda, e se qualcuno di quelli che straparlano di clima avesse studiato un pò di più Galileo se ne sarebbe accorto.

Ma vediamo questi segnali. Diminuzione delle precipitazioni monsoniche in India, raffica di percentuali da brivido per concludere che l’indisponibilità di acqua non è causata dalla siccità ma dall’uso indiscriminato ed eccessivo delle risorse idriche disponibili. Allora forse parliamo di uso del suolo e non di gas serra o di temperature aumentate. Mi sfugge il segnale del cambiamento.

Altra inequivocabile evidenza drammatica. Nel XX secolo la frequenza degli uragani in Atlantico sarebbe stata la più alta degli ultimi mille anni. L’ipotesi la fa Michael Mann in un articolo pubblicato su Nature1. Mann è anche l’autore della controversa ricostruzione delle temperature nota come Hockey Stick per la tipica forma a bastone che evidenzierebbe l’impennata termica dell’era industriale ed ha collaborato anche allo studio della ricostruzione del trend della temperatura in Antartide (Steig et al 2008). In comune a tutti questi lavori sembrano esserci delle tecniche statistiche piuttosto originali, capaci di tirar fuori i risultati desiderati a prescindere dai dati impiegati. Nel caso dell’Hockey Stick, la comunità scientifica lo ha ufficialmente rigettato, se non ricordo male proprio sulle pagine di Nature, mentre per l’Antartide ancora nessuno riesce a spiegarsi come si sia potuti passare da un trend di diminuzione delle temperature universalmente riconosciuto ad uno di aumento, semplicemente lavorando sui dati e in assenza di nuove informazioni.

Val la pena quindi cercare di approfondire il discorso sugli uragani, perchè si tratta anche in questo caso di rianalisi di dati già visti e dai quali sin qui non era stato possibile trarre alcuna informazione circa un’eventuale aumento della frequenza di occorrenza di questi fenomeni. Le informazioni disponibili sin qui venivano da fonti ufficiali. Nel Rapporto IPCC del 2007 abbiamo letto che non era possibile identificare alcun trend di lungo periodo nella frequenza di occorrenza dei Cicloni Tropicali. Del resto l’OMM (Organizzazione Meteorologica Mondiale) si era già pronunciata nel 2006, identificando nella ciclicità decadale e multidecadale di questi eventi l’impedimento all’individuazione di anomalie statistiche nel loro manifestarsi. Un lavoro di Emmanuel del 2006, parlava di aumento della capacità distruttiva degli uragani, ma Roger Pielke nel 2007, dopo aver ripulito i dati dal rumore provocato dall’aumento dell’urbanizzazione delle zone costiere, dimostrava che questo aumento non è mai avvenuto. Anche Landsea, ritenuto uno dei massimi esperti del nel settore, giungeva nel 2006 ad analoga conclusione, sostenendo che la disomogeneità delle serie disponibili rendeva impossibile individuare alcun trend significativo.

Come ha fatto allora Mann a giungere alle sue conclusioni? Il lavoro si basa sull’analisi di sedimentazioni costiere accumulatesi con il passaggio degli uragani, assumendo che esista una correlazione fissa tra il numero delle tempeste che arrivano a terra ed il totale di quelle che si sviluppano in Atlantico. Curiosamente, proprio Mann aveva pubblicato sul GRL nel 2006 un lavoro nel quale sosteneva che basarsi su questa correlazione portava ad una grave sottostima degli eventi totali2. Per carità, cambiare idea è più che lecito, ma sarebbe interessante capire come ciò sia avvenuto, dato che le serie storiche sono sempre le stesse. Lo apprendiamo dalle pagine di Wattsupwiththat, il blog di informazione climatica piu’ letto del mondo e dall’analisi di Roger Pielke che fa notare come non sia possibile congiungere serie statisticamente difformi come quelle impiegate. Il dataset delle osservazioni su cui si basa la ricostruzione di Mann va da un minimo di 4 ad un massimo di 28 eventi per anno, con una deviazione standard di 3.75, mentre il modello di ricostruzione va da 9 a 14 eventi, con una deviazione standard pari ad 1.  La tecnica ci è familiare, basta eliminare con lo smoothing tutti gli eventi di picco del passato e gli eventi del periodo più recente saranno comunque più numerosi. L’Hockey Stick insegna. Del resto, come scrive Pielke sul suo blog, se esiste una sottostima, le assunzioni di questo recente lavoro cambierebbero in modo significativo dopo averne tenuto conto.

Da non perdere la frase della settimana pubblicata da Antony Watts e pronunciata dallo stesso Pielke che non essendo uno scettico può permettersi di dirlo: “Se Mann non esistesse gli scettici avrebbero dovuto inventarlo“. Complimenti a Nature per aver ancora una volta spalancato le porte al mago delle ricostruzioni e complimenti a Repubblica per aver ancora una volta abbracciato il catastrofismo con la chiosa finale di Mann: […] l’aumento degli uragani registrato nell’ultimo decennio è dovuto ai cambiamenti climatici e all’incremento della temperatura nelle acque superficiali degli oceani. E’ una tendenza che si prevede possa peggiorare, con conseguenze gravi per le popolazioni che vivono lungo le coste […]. Vedremo, per ora ci fa piacere sapere che la stagione degli uragani è iniziata con cospicuo ritardo e questo sarà probabilmente un anno con basso numero di eventi. Magari Mann non lo sa.

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  1. Atlantic Hurricanes and climate over the past 1,500 years – Mann et al 2009 []
  2. Evidence for a modest undercount bias in early historical Atlantic
    tropical cyclone counts – Mann et al 2007
    []
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Author: Guido Guidi

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29 Comments

  1. @ Alfio

    Vorrei capire se la sua polemica, assolutamente leggittima non mi fraitenda climate monitor serve proprio per un confronto, nasce da:

    – un problema di forma, cioè l’affermazione di Guidi “la comunità scientifica lo ha ufficialmente rigettato”

    – o dal contenuto della ricostruzione di Mann 1999 che appiattisce il periodo caldo medievale e relega la piccola glaciazione in 0,5° di calo termico.

    Perchè sulla forma si può discutere fino all’infinito, le chiederei infatti se Mann 1999 non è rigettato ufficialmente dalla comunità scientifica,(anche da sè medesimo) cos’altro nel clima lo è stato?

    Se invece si discute sul contenuto la invito a leggersi questi

    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=383

    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=761

    dove è evidente un periodo caldo medievale del tutto simile al nostro sia nei picchi sia nei ratei di crescita, e a partire da qui per la sua priossima replica.

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  2. @ Costa
    Il respingimento ufficiale è quello della commissione Wengam più ufficiale di così!

    Siamo al ridicolo, ora l’ufficilità della scienza è un rapporto senza peer review fatto da studiosi scelti da un senatore repubblicano

    Questa l’opinione di Mann sul rapporto Wegman-Barton

    The un-peer reviewed report commissioned by Rep. Barton released today adds nothing new to the scientific discourse on climate change and is a poor attempt to further personalize and politicize what should be a matter of scientific debate not politics.
    The impartial and independent National Academy of Sciences convened a panel of experts in climate science and statistics and performed a far more extensive review of the science, confirming the key conclusions of our earlier work, as well as numerous more recent supporting studies. Namely that late 20th century warmth is likely anomalous in the context of the past 1000 years and cannot be explained by natural variability. The scientific evidence for human influence on current climate comes from a large body of independent lines of evidence of which paleoclimate data is but a small part.
    Barton’s report, written by statisticians with no apparent background at all in the relevant areas, simply uncritically parrots claims by two Canadians (an economist and an oil industry consultant) that have already been refuted by several papers in the peer-reviewed literature inexplicably neglected by Barton’s “panel”. These claims were specifically dismissed by the National Academy in their report just weeks ago. Barton’s report also reveals that his panel collaborated closely with the two Canadians, yet made no attempt to contact me or my collaborators at any point.
    The panel makes the odd claim that there is “too much reliance on peer-review” which goes against every principle of current scientific practice. Barton in his ‘factsheet’ goes further and suggests that the anonymous peer reviewers themselves are in some way biased, a claim that he cannot possibly support since peer reviewers are in fact anonymous and this was not studied in the report.
    Climate science, like many multidisciplinary fields, requires broad collaboration with researchers across many areas. Any well published scientist would show a wide-ranging pattern of connection with other researchers in the field. While I am flattered that the committee seems to think that I am at the center of the field, the same analysis would have shown a very similar pattern for any researcher engaged in widespread interdisciplinary research.
    My colleagues and I continue to work on reducing the uncertainties in past climate reconstructions and understanding the mechanisms of past and current climate change. Policy-makers should more constructively focus their attention on the consensus findings on climate change as presented by the Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) and the National Academies of all G8 countries, rather than on pursuing politically-motivated attacks against individual scientists.

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    • Trovo che Mann faccia bene a difendere il suo lavoro ed il suo team, ma mi sfugge qualcosa: non stiamo parlando di una ricostruzione paleoclimatica raccordata ai dati misurati? E’ una serie che descrive l’andamento della temperatura, evidenzia (o evidenzierebbe) un trend particolare. Se si trattasse di una simulazione con un GCM si potrebbe asserire (come accade di fatto) che tale trend è innescato dal fattore antropico. Ma questi sono dati che descrivono il trend, non dicono nulla sui forcing, come fa Mann a trarre queste conclusioni dal suo lavoro (“late 20th century warmth is likely anomalous in the context of the past 1000 years and cannot be explained by natural variability”)? Anche questa difesa, ancorchè leggittima mi sembra un pò politica.
      gg

    • Immagino che le conclusioni derivino dal fatto che non si evidenzia alcun andamento anomalo nel periodo medioevale rispetto a quello attuale, se si accettano i risultati del suo studio. L’attribution recente svelerebbe le cause in maniera precisa.

      Comunque io ho l’impressione che il nodo del problema non sia un semplice corso universitario di statistica bensì invece si tratti di molto di più ovvero di statistica avanzata.

    • Siamo al ridicolo? Il rapporto di una commissione pubblica fatta su un lavoro finanziato da soldi pubblici, è un documento ufficiale. Ha però ragione nel dire che non è peer reviewed, ma quelle non mancano sono già state linkate.
      Però la lettera di Mann è datata perchè in realtà la National Academy of Sciences ha dato ragione a McIntyre pubblicato su GRL e criticabile,percheè si aprla di rapporto IPCC ( che non è peer reviewed) e perchè accusa McIntyre di essere pagato dai petrolieri.

    • Ok, adesso è chiaro.

  3. @ Luca Galati

    “ovvero senza conoscere un’acca dì statistica applicata”

    Ma a chi ti riferisci a McIntyre, S. & McKitrick che sono proprio due statistici ( piuttosto bravini direi)?
    Che hanno criticato sia Mann 1999 sia Mann 2008 con delle peer review che ho citato?

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    • Ci spiega il metodo utilizzato da Mann per la sua ricostruzione tanto dibattuta e dove sarebbero esattamente gli errori?

  4. Certo che pure criticare Mann senza sapere e conoscere che tipo di analisi statistiche ha condotto, ovvero senza conoscere un’acca dì statistica applicata, e quindi senza rendersi conto direttamente degli eventuali errori fatti fidandosi del lavoro di altri non mi pare il massimo dell’onestà intellettuale: sulla carta ognuno dovrebbe rigettare tutto ciò che non può immediatamente e personalmente verificare partendo invece da cose più evidenti e verificabili.
    In fondo esiste anche un’altro approccio diverso da quello paleoclimatico che è l’attribuzione delle cause dei cambiamenti climatici recenti ovvero degli ultimi 150 anni dove però le cause naturali non sembrano così predominanti su quelle non naturali. Mi sembra un’approccio più umile piuttosto che tornare troppo indietro nel tempo con tutti gli inevitabili errori o incertezze strumentali del caso.

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    • Ma lei come si permette di affermare una cosa simile?

      ovvero senza conoscere un’acca dì statistica applicata

      Credo che lei stia perdendo il senso della realtà, si ricordi che non è a casa sua, dove è liberissimo di interloquire come vuole. Qui no. Gliel’abbiamo ripetuto fin troppe volte: esprima il suo concetto ma con moderazione e serenità.

  5. @ Alfio

    O cosa sarebbe affidabile il sito IPCC Italia dove fanno “L’angolo dello scettico”?
    Che se mi metto a ridere smetto a capodanno.

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  6. @ Alfio

    “@Gravina
    Fra Wikipedia e Climate Monitor, mi sembra che il primo sia senza dubbio piu’ affidabile, completo e bilanciato. Anche questo piccolo caso lo dimostra.

    No arrabbiatevi, imparate ad accettare le critiche meritate”

    Questo non è accettabile e chi sarebbe affidabile? climalteranti?

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  7. @ Alfio

    “lei ha scritto “se non ricordo male proprio sulle pagine di Nature”
    e non ha dato nessun link su Nature
    Allora glielo do’ io un link su nature

    “Academy affirms hockey-stick graph”
    http://www.nature.com/nature/journal/v441/n7097/full/4411032a.html

    Senza polemica, le sembra che posso essere scambiato per un rigetto ufficiale ?”

    In realtà io conosco la critica su Science dove il famoso hockey stick è definito spazzatura. (stroncatura piuttosto ufficicale)
    è la prima linkata

    http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/306/5696/679 Hans von Storch,1* Eduardo Zorita,1 Julie M. Jones,1 Yegor Dimitriev,1 Fidel González-Rouco,2 Simon F. B. Tett3: Reconstructing Past Climate from Noisy Data Originally published in Science Express on 30 September 2004 Science 22 October 2004: Vol. 306. no. 5696, pp. 679 – 682 DOI: 10.1126/science.1096109.

    Poi la difesa a Mann su Nature è commuovente, del resto la rivista si deve giustificare di fronte a chi l’ha accusata di:

    – non fare una revisione seria ( Von Storch)

    – non essere obiettiva sul tema dell’agw ma di essere favorevole agli articoli pro agw e contraria aquelli anti agw (Lindzen)

    – non avere accettato le critiche assolutamente legittime, e non fornire i dati da cui il grafico fu tratto.(McIntyre)

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  8. @ Alfio

    questo è proprio il luogo per il confronto, mi invita a leggere le altre righe dove secondo nature le correzioni di McIntyre a Mann sono di poco conto.
    Ma se fossero di poco conto perchè Mann si autocorregge al rialzo di ben 5 decimi di grado in Mann 2008 (linea verde)?
    Il respingimento ufficiale è quello della commissione Wengam più ufficiale di così!

    “Non è una spiagazione linkare articoli che danno, sulla base di dati diversi e metodologie diverse, ricostruzioni un po’ diverse, ma portando alle stesse conclusioni, ossia il riscaldamento anomalo dell’ultimo periodo”

    Su questo non sono per nulla d’accordo, non c’è nessun riscaldamento anomalo se i confronti tra i due periodi sono fatti correttamente con lo stesso metodo di analisi come bisognerebbe fare secondo la D’Arrigo

    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=383

    e qui Esper e Moberg dove è evidente che non c’èstato nessun riscaldamento anomalo

    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=761

    Non è una diatriba sul sesso degli angeli, dalla stima del periodo caldo medievale di Mann che smentisce i 160 lavori precedenti (compreso il 1°e 2°rapporto IPCC)parte il teorema dell’agw sul riscaldamento senza precedenti di cui la CO2 non può che essere la causa( per esclusione).
    E la partenza del teorema è falsa!

    Post a Reply
  9. @Guidi
    non ci conosciamo, ma non è la prima volta che prende degli abbaglie fa finta di niente
    Insisto “Ufficialmente rigettato” è una cosa ben precisa: deve spiegare cosa vuol dire, sia “ufficialmente” che “rigettato”
    Non è una spiagazione linkare articoli che danno, sulla base di dati diversi e metodologie diverse, ricostruzioni un po’ diverse, ma portando alle stesse conclusioni, ossia il riscaldamento anomalo dell’ultimo periodo

    lei ha scritto “se non ricordo male proprio sulle pagine di Nature”
    e non ha dato nessun link su Nature
    Allora glielo do’ io un link su nature

    “Academy affirms hockey-stick graph”
    http://www.nature.com/nature/journal/v441/n7097/full/4411032a.html

    Senza polemica, le sembra che posso essere scambiato per un rigetto ufficiale ?

    @Costa
    Legga anche qualche riga dopo

    @Gravina
    Fra Wikipedia e Climate Monitor, mi sembra che il primo sia senza dubbio piu’ affidabile, completo e bilanciato. Anche questo piccolo caso lo dimostra.

    No arrabbiatevi, imparate ad accettare le critiche meritate

    Post a Reply
    • Porca miseria, era Science non Nature! Imperdonabile, mi cospargo il capo di cenere. Meno male che ho scritto “se non ricordo male” per lasciarmi una porticina aperta. Niente da fare, ai lettori non la si fa, giustamente. Possiamo tirare tutti quanti un bel respiro di sollievo adesso?
      PS: “non è la prima volta che faccio finta di niente”, visto che sto evidentemente perdendo neuroni, mi rinfrescherebbe la memoria?
      Grazie infinite.
      gg

    • E chi l’ha detto, lei? Liberissimo, vada a leggersi Wikipedia. La sua affermazione dimostra la pochezza del suo ragionamento, infatti Wikipedia ha obiettivi enciclopedici universali (nei quali inseriscono, zitti zitti, opinioni). Climate Monitor ha esplicitamente funzione di commento e non vogliamo fare da enciclopedia, non ci interessa. Le fonti? Se guarda molte sono le stesse, segno che magari le cose buone riusciamo a farle pure noi.

      Claudio Gravina

      PS: visto che di certo dimostra di sapersi moderare poco, sarebbe quantomeno educato da parte sua presentarsi con nome e cognome. E’ sempre facile, troppo facile, fare il vendicatore della rete nell’anonimato (quasi) totale.

  10. Va bene, quella che Alfio porta avanti è la (nemmeno tanto innovativa) guerra delle fonti. Poi però ci regala un link a Wikipedia, che notoriamente è una fonte revisionata paritariamente. Fosse anche solo per ricostruire fatti di cronaca, come in questo caso.

    Più che ammettere l’errore (??) Guido Guidi, vedo che è difficile per la comunità serrista ammettere che l’hockey stick è stata (e per certi versi continua ad essere) una brutta pagina per la scienza: primo, per i metodi matematici davvero esotici, secondo perchè è diventato icona di una nuova religione.

    Per carità, vanno bene le aggiustature successive alla prima edizione, ma diciamo è come quando si commette una gaffe e si cerca di metterci una toppa… da un lato si conferma di aver detto una sciocchezza, dall’altro lato si peggiora ulteriormente la propria situazione.

    CG

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  11. @ Alfio

    L’affidabilità di Wikipedia è nulla, ma non capisco perché la cita, proprio su Wikipedia danno ragione a McIntyre.

    Cito:

    “On February 12, 2005, Stephen McIntyre and Ross McKitrick published a paper in Geophysical Research Letters that claimed various errors in the methodology of Mann et al. (1998). The paper claimed that the “Hockey Stick” shape was the result of an invalid principal component method.[15] They claimed that using the same steps as Mann et al., they were able to obtain a hockey stick shape as the first principal component in 99 percent of cases even if trendless red noise was used as input.[16] This paper was nominated as a journal highlight by the American Geophysical Union,[17] which publishes GRL, and attracted international attention for its claims to expose flaws in the reconstructions of past climate.”

    “The Wegman Panel [24] and the National Academy of Sciences [25] both published reports. McIntyre and McKitrick (2005) claim that 7 of their 10 findings in 2003 have been largely confirmed by these reviews”

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  12. @ Alfio

    “E secondo lei questo dimostrerebbe che “la comunità scientifica lo ha ufficialmente rigettato?!?”
    Io mi aspettavo l’IPCC, la National Academy of Science, la Royal Society… e lei mi linka un articolo di Energy & Environment (non si chiama “Environment and Energy”, vedo che lei copia pari pari gli errori che trova su siti scadenti).”

    Ma le tesi espresse nell’articolo su Energy e Environment sono state ripubblicate su GRL nel 2005. Non è certo colpa di McIntyre se Nature non ha accettato le critiche a Mann mentre GRL si.
    Poi la commissione Wengam ha affermato che siamo nel periodo più caldo degli ultimi 450 anni, escludendo di fatto la ricerca di Mann e le sue affermazioni sul periodo caldo medioevale.E questo è rigettare una tesi.
    Se non bastesse ci sono Broecker, Moberg ed Esper che affermando esattamente l’opposto di Mann in pratica rigettano scientificamente ed ufficialmente la sua tesi.

    “Lei linka anche articoli di Mann, come se lui stesso avesse ufficialmente rigettato il suo articolo. Ma perché non mette anche i link dove lui afferma che quell’articolo è ancora valido e spiega perché? Se non li trova la aiuto a trovarli…”

    E’ proprio quello linkato. In pratica Mann, in parte si autocorregge ma soprattutto si autoassolve, ci mette una pezza, ma la pezza c’ha il buco. Qui un mio commento a riguardo
    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=573
    E’ un commento da ignorante profano non certo una peer review, diciamo che sono i dubbi espressi da McIntyre sul suo blog.

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  13. Li ho letti
    E secondo lei questo dimostrerebbe che “la comunità scientifica lo ha ufficialmente rigettato?!?”
    Io mi aspettavo l’IPCC, la National Academy of Science, la Royal Society… e lei mi linka un articolo di Energy & Environment (non si chiama “Environment and Energy”, vedo che lei copia pari pari gli errori che trova su siti scadenti).
    Lei linka anche articoli di Mann, come se lui stesso avesse ufficialmente rigettato il suo articolo. Ma perché non mette anche i link dove lui afferma che quell’articolo è ancora valido e spiega perché? Se non li trova la aiuto a trovarli…

    Perché non prova almeno a leggere quello che scrive Wikyipedia? http://en.wikipedia.org/wiki/Hockey_stick_controversy
    Cosi’ puo’ almeno vedere che le cose sono più complesse, e che le cose che ha citato Lei sono un patetico tentativo di vedere una parte sola della controversia…
    Le scrivono su Wikipedia… e lei dovrebbe essere un “esperto”!

    “ufficialmente rigettato”: mi farebbe piacere se lei ammettesse l’errore
    (e magari chiedesse scusa, ma so che questo sarebbe troppo…)

    Post a Reply
    • Come fa a sapere che sarebbe chiedere troppo Alfio? Per caso ci conosciamo? Per caso sa che non ne sarei capace? Devo contraddirla: mi scuso ufficialmente con tutti i lettori di CM per averli sottoposti a questa querelle ed alle sue polemiche sterili, in tutta evidenza alimentate da me, per cui ne sono responsabile.
      Buona giornata, torno nell’angolino della vergogna.
      gg

  14. @ Nel caso dell’Hockey Stick, la comunità scientifica lo ha ufficialmente rigettato, se non ricordo male proprio sulle pagine di Nature,

    Gentilmente mi puo’ dare i riferimenti per la pubblicazione che avrebbe “ufficialmente rigettato” il lavoro di Mann e colleghi ? Grazie

    Post a Reply
  15. Sul giornale locale valdostano si attribuisce la moria estiva di alcuni stambecchi al GW…peccato che quelli della vallata limitrofa siano in ottima forma e soprattutto questo inverno c’erano metri e metri di neve (non accadeva da annate ottocentesche o primi del 900!) che hanno sterminato tantissimi esemplari.
    Insomma si sta davvero esagerando..

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  16. Articolo della Repubblica anche a suon di dati statistici per giustficare un certo catastrofismo al quale non credo e non voglio credere, però se ne potrebbero scrivere altri così divertenti e fantasiosi, tali da poter essere assemblati e quindi pubblicati successivamente costituendo un romanzo di fantascienza.

    Scusate l’ironia, ma specialmente l’aumento del numero di uragani almeno quest’anno non lo vedo, casomai siamo di fronte ad una diminuzione degli eventi.

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  17. Davvero un bell’articolo, ben scritto e divertente!
    Certo che con un po’ di fantasia e qualche trucco statistico se ne possono fare di cose 🙂

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