Ne sentivamo davvero la mancanza

Il post “Un Mese di Meteo” di questo mese, giunto regolarmente sulle nostre pagine grazie al prezioso lavoro dell’amico Luigi Mariani, ha suscitato più interesse del solito. In particolare, stiamo discutendo della qualità dei dati di cui si dispone per compiere queste analisi postume. Un tema topico quando si parla di clima e tempo. Già perché potrà sembrare banale, ma senza dati di buona qualità non c’è valutazione che tenga. E, purtroppo, di dati di buona qualità non ce ne sono molti.

Prendiamo il caso del recente maltempo che abbiamo avuto sulle regioni centrali adriatiche e, appena pochi giorni prima, su quelle meridionali, sempre di sud-est. Intense ed abbondanti nevicate accompagnate da temperature molto basse, ad opera della più classica delle discese di aria polare continentale proveniente dalla Russia. Davvero tanta neve, accumuli per i quali non c’è bisogno di far calcoli per capire che i numeri finali si collocano a buon diritto nella parte più alta della distribuzione statistica degli eventi di questo genere.

Una distribuzione che però esiste e che conferma, qualora mai non si volessero ascoltare le voci di chi da quelle parti ci ha trascorso l’esistenza, che questo genere di cose accadono, non molto spesso ma accadono. Forse non tutti sanno, ad esempio, che il record mondiale della nevicata più abbondante appartiene a due paesi, Caparacotta in provincia di Isernia e Pescocostanzo in provincia di l’Aquila, record segnato nel marzo del 2015.

Sicché, di cos’è che non si sentiva davvero bisogno? Semplice: di scomodare i cambiamenti climatici per giustificare la necessità di aumentare la resilienza del nostro territorio a questo tipo di eventi.

E’ accaduto il 9 febbraio scorso alla Commissione Ambiente della Camera, durante le audizioni dei rappresentanti di Enel e Terna, chiamati a riferire dei “disservizi verificatisi nelle zone dell’Italia centrale in seguito ai recenti eventi sismici e avversità meteorologiche”. Stando a quanto riportato dai media, il Presidente della commissione, circa gli eventi atmosferici del gennaio scorso, avrebbe dichiarato che “Bisogna preparasi a prevenire il ripetersi di simili casi per il futuro e che “Da quanto riferito da Enel, oggi in audizione alle Commissioni riunite Ambiente Territorio e Lavori Pubblici e Attività Produttive della Camera, emerge la conferma che i fenomeni meteorologici estremi legati ai mutamenti climatici in atto sono in aumento, sia per frequenza che per intensità. Evidenza che peraltro risulta con chiarezza anche da numerose fonti internazionali. E’ prioritario prepararsi ad affrontare le conseguenze del climate change rafforzando la capacita’ di resilienza dell’Italia, il cui territorio e’ notoriamente fragile. Per la rete elettrica occorre investire sia in nuove tecnologie, che aumentare la magliatura della rete come avviene gia’ in alcune zone alpine. E’ necessario aprire da subito un capitolo importante delle politiche di adattamento anche tecnologico ai mutamenti climatici”.

Ora, non è dato sapere di quali informazioni inerenti le serie meteorologiche storiche siano in possesso Enel, Terna o chi li ha ascoltati. Però sappiamo che in Abruzzo di stazioni con serie storiche sufficientemente lunghe per corroborare queste affermazioni non ce ne sono. Probabilmente ci sono i dati, nei registri di qualche convento e nelle annotazioni di qualche appassionato, dati che andrebbero analizzati, studiati e validati, cosa che inoltre andrebbe fatta per tutto il nostro territorio. Ma nessuno lo ha fatto mai, perché sono lavori in cui si deve investire tempo e denaro, senza la certezza di giungere a qualcosa di concreto. Infatti, le fonti internazionali cui si fa riferimento, invece di confemare quanto riportato, lo negano.

Per esempio, ecco l’IPCC nel report del 2015, capitolo 2, appunto sugli eventi estremi (le parti più salienti sono sottolineate):

  • “Overall, the most robust global changes in climate extremes are seen in measures of daily temperature, including to some extent, heat waves. Precipitation extremes also appear to be increasing, but there is large spatial variability”
  • There is limited evidence of changes in extremes associated with other climate variables since the mid-20th century
  • “Current datasets indicate no significant observed trends in global tropical cyclone frequency over the past century … No robust trends in annual numbers of tropical storms, hurricanes and major hurricanes counts have been identified over the past 100 years in the North Atlantic basin”
  • “In summary, there continues to be a lack of evidence and thus low confidence regarding the sign of trend in the magnitude and/or frequency of floods on a global scale”
  • In summary, there is low confidence in observed trends in small-scale severe weather phenomena such as hail and thunderstorms because of historical data inhomogeneities and inadequacies in monitoring systems

Quindi, non c’è evidenza di aumento degli eventi estremi che non siano ondate di calore (su cui si potrebbe comunque discutere a lungo) a partire dalla seconda metà del secolo scorso, quello, per intenderci, del riscaldamento globale. E, in sostanza, non ci sono trend osservati che riportino un aumento degli eventi estremi a limitata scala spaziale, soprattutto a causa della disomogeneità dei dati storici e dell’inadeguatezza dei sistemi di osservazione.

Ora, che la resilienza vada aumentata è fuor di dubbio. In un paese fatto quasi interamente di montagne dove in genere nevica viene da pensare che si debba poter disporre di infrastrutture adeguate. Che lo si debba fare perché il clima è cambiato è falso. Che lo si debba fare perché è previsto che cambi in peggio, ammesso che esistano condizioni ottimali diverse dalla normale variabilità climatica, eventi estremi compresi, non trova conferme nelle informazioni di cui disponiamo.

Ma lo dicono tutti, ormai a tutti i livelli. Peccato che additare il clima che cambia non farà smettere di piovere, né di nevicare. E continuare a ripetere una cosa falsa non la farà diventare vera.

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Author: Guido Guidi

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9 Comments

  1. Ci scommetto ad occhi chiusi, che gli stessi dissero lo stesso per i disservizi/danni dovuti alle grandi nevicate alpine degli inverni 2009 e 2014, o per la caduta di intere linee di alta tensione (in pianura) in Veneto ed Emilia durante la nevicata del 29/02/2004 ecc.

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  2. Il cambiamento climatico è diventata la classica foglia di fico: copre le vergogne senza farle scomparire. Uno dei motivi per cui esso ha un così grande successo, deve essere individuato nel fatto che ad esso possono attribuirsi le responsabilità di tutti i disservizi possibili ed immaginabili e di tutte le negligenze alla base di molti dei disastri accaduti e che accadranno.
    Qualche piccolo esempio. I comuni non hanno mezzi, personale e risorse per pulire le strade dalla neve? E’ colpa del cambiamento climatico che ha cambiato le stagioni, ha aumentato i “fenomeni estremi” e li ha resi “IMPREVEDIBILI”. Il fatto che nevicava anche in passato, come mi ricorda spesso mio padre quasi novantenne, anzi nevicava di più e per più tempo, non interessa a nessuno. Stesso discorso per le alluvioni ed i danni connessi e per le ondate di calore o per le siccità.
    Nella fattispecie imputare i disservizi elettrici e non solo, al cambiamento climatico che ha sovvertito il naturale svolgersi degli eventi (sic!!!!!), salva il deretano di politici (commissari parlamentari), manager strapagati per prevedere ANCHE le emergenze (che non prevedono) e quindi sono tutti felici e contenti.
    Il cittadino è l’unico che ci rimette in quanto paga le tasse, ma non riceve il servizio. Se gli dici, però, che è anche colpa sua perché vuole girare in macchina, mangiare la carne, vivere comodo e riscaldarsi per cui emette i gas serra responsabili del cambiamento climatico che gli procura i disservizi……, è ovvio che si calma e si cosparge il capo di cenere.
    Tutto calcolato, tutto al posto giusto, nessuno che si lamenta e amen.
    Ciao, Donato.

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  3. La politica mediocre insegue l’informazione mediocre e la scienza mediocre, per proporre agende piu’ o meno popolari presso il proprio elettorato. Prova ne e’ la recente farsa sulla diga in California, di cui tanti si riempiono la bocca, oggi. Eppure nessuno ricorda che negli ultimi anni i politici californiani, sempre molto sensibili al “moriremo tutti salvo che”, hanno bellamente sminuito i rischi idrogeologici, e relativi investimenti, preferendo concentrarsi sulla narrativa della “siccita’ irreversibile a causa del global warming”. Quella siccita’, come accaduto tante volte nel passato, non era affatto irreversibile. E adesso i californiani subiscono le conseguenze della mediocrita’ della loro classe politica, e della faziosita’ degli organi di informazione, sotto la forma di dighe che traballano per effetto delle recenti precipitazioni. Irreversibili sono i danni fatti dalla cattiva politica, ben piu’ di quelli ambientali.

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    • Esatto. Traparentesi, sulla stampa USA – anche se è prematuro per trarre conclusioni – si possono leggere le critiche di coloro che da anni facevano presente che la diga di Oroville aveva raggiunto l’età che richiede manutenzione approfondita. Invece non se ne è fatto nulla, perché ritenuta non necessaria. Ma se uno teme “eventi estremi” non dovrebbe essere più attento? Qui parliamo di otto anni di amministrazione centrale e locale (californiana) particolarmente “sensibile” alle tematiche ambientali.

      Varrebbe la pena anche far presente che senza l’opportuna manutenzione anche le fonti alternative diventano pericolose.

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  4. Boh, ma gli eventi estremi del cambiamento climatico da CO2 non era caldo e nessuna neve? Un effetto del rialzo dei termometri non era la mancanza di nevicate, i paesaggi primaverili a dicembre e gennaio? L’inverno scorso in cui il tempo fu certamente più mite avevo letto un articolo dove si narrava di progetti per dipingere o coprire di teloni spazi e territori al fine di riprodurre una specie d’albedo artificiale per ricacciare in cielo i raggi solari e scongiurare accumulo di calore?! Invece adesso l’evento estremo da CO2 è la neve? Magari fra qualche anno sarà il troppo ghiaccio che risale ai Poli? Qualunque tempo faccia è sempre colpa de “il cambiamento climatico”…?

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  5. Scusi sig. Guidi se la importuno ancora con le mie obbiezioni, ma se non lo sapesse per i dati ufficiali della neve ci sono i dati professionali del gruppo del Servizio Meteomont. I record nevosi del 2015 di cui si legge nell’articolo sono di uno squallido sito meteo che ha sparso la falsa voce solo per fare notizia e non certo dei dati ufficiali. I dati ufficiali mai hanno segnalato certi valori. La invito ancora una volta a guardare fonti professionali, invece che fonti false!
    Se non crede a me, perli pure con degli addetti del Servizio Meteomont.

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  6. Che fa sig. Guidi, non mi risponde stavolta, ho aspettato con trepidazione molti giorni la sua risposta che immaginavo essere molto professionale, ma forse ha seguito il mio consiglio di quando gli dicevo “non replichi nemmeno che è meglio, così evita di fare brutte figure”.
    Perlomeno i dati ufficiali sulla neve li ha trovati, ce l’ha fatta, no perché non è molto difficile, se ce la faccio io da semplice appassionato, lei che è pure meteorologo vero (in teoria) ce le dovrebbe fare senza problemi.
    Perlomeno la citazione nell’articolo di quell’infimo record nevoso che in realtà non è mai avvenuto, se avesse un briciolo di onestà la dovrebbe cavare.

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    • Simone, ti ricordo che ci sono alcune domande – anche mie – a cui non hai risposto. Casomai ti siano passate di mente, per esempio: quante stazioni meteo professionali ci sono in Antartide (ovvero circa quattordici milioni di chilometri quadrati)?

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