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Qualche settimana fa abbiamo discusso del precoce congelamento del Lago Bajkal in Siberia. In quella sede (la discussione, non il lago) abbiamo anche parlato del probabile nuovo cambiamento che sta subendo la circolazione emisferica negli ultimi anni, con il ritorno del freddo invernale vero nell’area continentale euro-asiatica.

 

Sarà un caso, ma Mosca, quando siamo a poco più della metà della stagione invernale, ha già visto le precipitazioni nevose più abbondanti degli ultimi cento anni. Circa una volta e mezza in più della norma climatica. Naturalmente il WWF Russia si dice convinto che il freddo e la neve siano causati dal caldo, cioè dal riscaldamento globale.

 

“Il tempo che abbiamo visto nell’ultimo paio di giorni rientra completamente nella tendenza che è stata identificta un paio di anni fa, ossia che vedremo precipitazioni molto più forti ed intense, “ha detto Alexei Kokorin, direttore del programma clima ed energia del WWF Russia. “In estate, probabilmente vedremo piogge più forti”.

 

Ci scappa quindi anche la previsione. Meglio così, avevamo capito che dopo l’ondata di calore del 2010, ovviamente anche quella causata dal global warming, in Russia non avrebbe più piovuto.

 

Se tutto va bene moriremo congelati no, affogati no, arrostiti no…fate voi.

Mentre gli appassionati sono ai blocchi di partenza e scaldano i muscoli per seguire con il nowcasting l’evoluzione di questa ondata di freddo, gli espertoni stanno già gareggiando a chi la spara più grossa.

Il primo scatto è su tutti i giornali. Non bastano infatti le inutili classifiche compilate ex-post a specifico uso e consumo delle edicole, ora abbiamo anche i futures, i prodotti derivati della sensazione a buon mercato, cioè carta straccia vera e propria: le classifiche previste.

Titoloni su La Stampa e La Repubblica:

Sarà la settimana più fredda degli ultimi 27 anni. Parola di meteo farfallato.

Si può consentire una fuga in avanti così plateale? Neanche per idea, ecco arrivare il ruggito del leone, il recupero del rondinologo buono per tutte le stagioni.

Al TG2 delle 13:

Non si deve pensare che il riscaldamento globale voglia dire sempre e solo caldo; i cambiamenti climatici portano eventi sempre più estremi, caldi ma anche freddi o addirittura gelidi. Nel servizio, il richiamo all’85 e al ’56, gli anni di quando gli uomini erano uomini e i meteorologi pure. Questa, ovviamente, la prova provata del disastro in atto.

E’ imprendibile, ha vinto.

Se il carburante non fosse arrivato quasi a due Euro al litro, si potrebbe pensare di prendere la neve caduta in Francia, Svizzera e Austria e portarla sul versante sud delle Alpi. Sarebbero senz’altro felici gli operatori turistici e potremmo al contempo riposare occhi e orecchie in questi tempi di qualunquismo assoluto.

Durante la conferenza di Durban qualcuno ci rammentava che ormai vedere la neve sotto i 2000 metri sarebbe una rarità. Poi ne sono caduti un paio di metri. Ora qualcun altro sentenzia che l’inverno non decolla, più o meno per le stesse ragioni. Entrambi gli ‘esperti’ dimenticano che il nostro Paese è fatto così, che senza la protezione delle Alpi avremmo un clima enormemente diverso e certamente meno favorevole, che se nevica su un versante è molto difficile che nevichi anche sull’altro. Ma, del resto, questo è buon senso, non certo materia da esperti.

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Poca neve a Natale, allarme dei meteorologi: “Il clima sta cambiando”

Questo uno dei titoli che circolavano dieci giorni fa. Ma si potevano leggere anche frasi tipo:

[blockquote]Per poter sciare ormai bisogna andare a piu’ di 2.000 metri. Trovare neve al di sotto di quella quota e’ una rarita’[/blockquote]

Vi risparmio la fonte e il link, sono certo che li troverete. Ma del resto era appena finta la conferenza di Durban, bisognava battere il ferro finche’ era caldo. Che a quel ferro ci si potesse sbattere contro pero’ non lo avevano previsto quelli che ci vorrebbero dire cosa succdera’ di qui a un secolo.

Per cui, piuttosto che la ricerca suggerita, consiglio di fare un giro qui, qui e qui. Ci sono un po’ di foto degli ultimi giorni.

Enjoy.

Avevo pensato di scrivere “se tutto va bene moriremo congelati”, poi mi è sembrato banale.

Il fatto è che mentre soltanto la settimana scorsa i soliti noti sapientoni blateravano di”neve soltanto in cartolina”, “la neve sotto i duemila metri è ormai un’eccezione”, “i danni per l’industria sciistica italiana ammonteranno a centinaia di milioni di Euro”, etc etc, oggi, a tre giorni dal solstizio d’inverno, siamo messi come nell’immagine sopra, gentilmente offerta dalla webcam di www.meteoroccapriora.com.

Questa mattina all’alba non ho avuto il tempo di fare foto perché nell’ordine avevo:

  • l’auto inservibile causa neve e ghiaccio (e le fanno pure in Germania, ma lì si sa che non nevica mai, soprattutto da quando c’è il Global Warming);
  • Le chiavi della suddetta perse nella neve, con annesso malfunzionamento dell’antifurto e pronta chiamata dalla centrale di controllo (massimo dell’efficienza, massimo del risveglio);
  • Il cancello bloccato dal ghiaccio (piccolo inconveniente risolto a picconate);
  • Primi dieci chilometri di percorso in un paesaggio dolomitico (guastato soltanto dalle numerose auto in panne e dalla assoluta impercorribilità delle strade), reso possibile solo dalle gomme invernali e dalla trazione integrale.

E sapete qual’è il bello di tutto questo? Semplice, sapevo da tre giorni che sarebbe finita così, perché le previsioni saranno pure una passione, ma tanto nei dintorni di Roma nevica “soltanto” nelle primissime ore del mattino, alla faccia dei più sofisticati modelli numerici.

E’ finita l’avventura? No, l’inverno è solo all’inizio, si vedrà. Ma per adesso la priorità assoluta è trovare il modo di tornare!

 

Ahivoglia a chiamarle azioni di adattamento, qui ci vogliono ingegneri veri per mettere rimedio alla faccenda. E’ passata anche in TV, su CM è in home page da ieri, ma il disfacimento climatico cui è stato sottoposto il Metrodome di Minneapolis merita un commento a parte.

Tetto crollato sotto il peso della neve, chi l’avrebbe mai detto in piena era global warming e quando mancano ormai due settimane alla fine dell’anno più caldo di sempre?

Su dai, lo so che sto violando le regole del gioco, si tratta di tempo e non di clima, state tranquilli, non lo faccio più, forse. Intanto date un’altra occhiata al video, tutta quella neve potrebbe davvero diventare un ricordo nei prossimi anni, nevvero?

Il Collasso del tetto del Metrodome

La neve è consistente con il Global Warming, dal Telegraph e dal blog di Steven Goddard.

“Sebbene questo sia un’inverno abbastanza freddo per gli standard recenti, è perfettamente consistente con le prognosi del global warming”, secondo Myles Allen, capo del Climate Dynamics Group al dipartimento di fisica dell’università di Oxford. “Se non fosse per il global warming, queste ondate di freddo avverrebbero molto più frequentemente. La cosa interessante è che ora siamo sorpresi da questo genere di tempo. Io dubito che lo saremmo se fossimo negli anni ’50, perché erano molto più frequenti.”

Come Goddard fa giustamente notare, se fossero stati frequenti o abituali, questi eventi non avrebbero generato dei record, come invece è accaduto su tutta l’Europa nei giorni scorsi.

Continuare ad aver “fede” in queste predizioni (diversamente non saprei definirle) è ridicolo, perché per quanto siano comunque sempre calibrate in modo da superare l’aspettativa di vita di chi le recepisce, alcune sono già verificabili, come quella di uno dei maghi del CRU-Team di dieci anni fa:

Secondo il Dr. David Viner, uno scienziato ricercatore della Climatic Research Unit (CRU) dell’università della East Anglia, nel giro di pochi anni, la neve invernale diventerà un “evento molto raro ed eccitante”. I bambini semplicemente non sapranno cosa sia la neve.”

Ok, se tutto va bene moriremo congelati.


L’occasione è più unica che rara, i guru della monetizzazzione del clima dovrebbero essere tutti insieme a Can’tCun, pronti a diffondere l’ennesimo ultimatum. Nicholas Stern, che soltanto pochi giorni fa minacciava di embargo gli Stati Uniti qualora non si decidessero una buona volta ad avviare un serio programma di decarbonizzazione della loro economia. Ottmar Edenhofer, economista e co-chair del Working Group III dell’IPCC, convinto che clima e ambiente abbiano ormai poco a che fare con questi negoziati, in quanto in realtà si tratta di redistribuire la ricchezza del mondo. Kevin Anderson, direttore del Tyndal Center for Climate Change Research, che propone di fermare lo sviluppo dei paesi ricchi e imporre delle politiche di razionamento dei beni e dei servizi (qui su CM). L’ex-un-certo-numero-di-cose Al Gore, che con le politiche di protezione ambientale e gli allarmi sul clima ha efficacemente protetto e largamente pasciuto il suo portafogli (qui, sempre su CM).

Se tutti questi, che a colpi di terabyte hanno prodotto intere foreste di carta stampata per calcolare l’impatto del riscaldamento globale di origine antropica sul pil del mondo e delle singole nazioni, tra una sessione e l’altra del vertice potessero dedicarsi a far due conti su quello che ci sta costando questa precoce ondata di freddo in Europa, sarebbe utile, molto utile.

Trasporti bloccati, danni alle infrastrutture, ripercussioni sulla salute dei cittadini, calo della produttività industriale etc etc. E non basta, per dirla con Saviano in “Gomorra” che ha scritto tra l’ironia e la disperazione che in Campania l’asfalto è idrosolubile, ora abbiamo scoperto che è così anche nel resto del paese. Anzi, l’idrosolubilità va estesa anche a tutto il resto, colline, argini dei fiumi e, perché no, anche alle rovine di Pompei. Perché piove e fa freddo mannaggia, malgrado sia novembre e malgrado gli inverni dovessero essere sempre più miti e la neve dovesse essere soltanto un ricordo.

Come? Ah, già, l’Europa non è il mondo. Vero, ma ne è una discreta porzione, soprattutto in termini di pil, che tra le altre cose comprende anche una discreta porzione di quello che si produce altrove, giusto perché proprio Kevin Anderson ha individuato nella globalizzazione del mercato uno dei mali del mondo.

Come? Si tratta di tempo e non di clima? Non direi, cari amici del famoso “Dipartimento il tempo non è il clima se fa freddo ma lo è se fa caldo“. Sono tre anni che va così, e mentre quest’anno siamo appena all’inizio della stagione fredda, l’anno scorso e quello prima ancora se la sono passata scura (cioè fredda) anche il nord America e l’Asia.

Fate un po’ voi, per me tre anni fanno clima, tant’è vero che persino i guru del disastro climatico, comunque non paghi di insuccessi, hanno capito che per far presa sui policy makers -leggi quelli che aprono i cordoni della borsa- servono prognosi di breve periodo a scala regionale e non vaticini centenari di dimensioni globali, e in questo senso stanno ridisegnando l’architettura del prossimo report IPCC.

Come? L’esca è troppo piccola per attirare l’attenzione di chi è abituato a ragionare in termini di miliardi? In fondo cosa sarà mai un po’ di neve novembrina e qualche record di freddo nel vecchio continente!

Giusto, allora so cosa ci vuole. Leggete qui, il rapporto del GSE sul rendimento dell’idroelettrico in Italia, mai così performante dal 1977, cioè da poco prima che si aprisse la parentesi del global warming antropico e esattamente quando, guarda un po’, il clima del Pianeta sembrava aver virato al freddo e qualcuno agitava (a sproposito) anche lo spauracchio dell’imminente glaciazione.

Capisco di non capire un accidente di di economia, di produttività e di dinamiche associate, ma forse se qualcuno facesse due più due (non servono terabyte di potenza di calcolo, basta guardare dalla finestra e va bene anche il Pirellone), ci risparmieremmo l’estenuante inseguimento della chimera dell’AGW e potremmo dedicare un po’ di impegno e di risorse a proteggerci e prepararci per i capricci del tempo, che a furia di persistere diventa clima e che, notoriamente, fa più danni quando è freddo di quando è caldo.

Come abbiamo avuto modo di sottolineare molte volte, su CM salvo casi eccezionali -leggi la neve a Roma dell’inverno scorso- non ci occupiamo di previsioni a breve termine e tantomeno di nowcasting, meterie di cui la rete è decisamente stracolma.

Però, visto che qualche giorno fa abbiamo iniziato un discorso sulla prima vera discesa di aria fredda sul territorio europeo di questa stagione, credo sia giusto fare un piccolo strappo alla regola con un breve aggiornamento.

Quel che è giusto è giusto, il pendolo piuttosto tipico dei modelli deterministici alla scadenza medio-lunga, sembra stia orientandosi verso una discesa meridiana più decisa di quanto non fosse previsto appena pochi giorni fa. Il flusso, tuttavia, sembra anche conservare un’altra caratteristica principale, la velocità.

Infatti, seppur diversamente dalle corse dei giorni scorsi ora sembra che l’aria fredda possa arrivare anche nel Mediterraneo. Si tratterà di qualcosa di piuttosto rapido e, almeno con riferimento all’area occidentale del bacino, anche abbastanza povero di umidità. Questo carburante, sarà tuttavia fornito proprio dal mare nel corso dell’evoluzione della configurazione alla media troposfera, sicché, in termini di fenomeni precipitativi, sarannno le regioni centro-meridionali a subire gli effetti più tangibili, però lì le temperature non scenderanno abbastanza da provocare un significativo abbassamento della quota della neve.

Diverso il discorso per il nord, dove a parte qualche episodio di neve a quote collinari nella notte tra giovedì e venerdì e nelle prime ore di venerdì sull’Emilia Romagna e zone limitrofe, arriverà poi un deciso raffreddamento ma con aria molto secca. La posizione del minimo al suolo poi, sarà anche causa di un ritorno d’occlusione sull’area del medio e basso Adriatico, secondo il classico cliqué dell’evoluzione delle incursioni fredde sul nostro territorio.

Tutto questo, è naturalmente appeso a un filo, quello della direzione che il flusso prenderà quando comincerà a “sentire” le coste del Golfo di Biscaglia, dove è previsto che passi l’asse di saccatura. E, in effetti, la differenza rispetto alla situazione commentata appena pochi giorni fa, è nel fatto che si tratterà, almeno inizialmente, di un asse, e non di un minimo. Il fatto di non evolvere in cut-off farà mantenere la velocità al sistema, diversamente, per il mediterraneo si sarebbe trattato di correnti umide e instabili occidentali. Così invece ci becchiamo anche un po’ di aria fredda, come descritto poche righe più su.

Ancora una volta, l’ennesima, prendiamo atto del fatto che un certo genere di configurazioni (ammesso e non concesso che le cose poi vadano esattamente così), finché non sale l’attendibilità dei modelli, ovvero finché non si entra tra la breve e la media scadenza, possono cambiare veramente dal giorno alla notte. Inevitabile, del resto, se così non fosse non staremmo qui a parlarne.

Enjoy the cold.

Per una volta lasciamo stare il clima e ci dedichiamo al tempo, quello vero, quello che scandisce il ritmo delle nostre vite e, purtroppo a volte tragicamente, anche quello della nostra fine, come la cronaca di questi giorni non ha mancato di ricordarci.

Sembra proprio che non si stia preparando una stagione facile, anzi, il tempo sembra aver già preso una strada di grande dinamicità ed instabilità, magari anche tipica per le stagioni di transizione, ma è un fatto che a poco più di un mese dal termine dell’estate ci siano già stati più eventi di forte maltempo. Trani in Campania, poi in Liguria, poi la Sicilia e la Calabria, e poi ancora la Toscana e le pianure del Veneto. Tutti eventi che hanno visto una molteplicità di fattori ad originarli: la convezione organizzata tipicamente autunnale, l’orografia tormentate del nostro territorio buona per tutte le stagioni e, ultima ma non per questo meno importante, la fragilità di un territorio viziato da anni di disattenzione e degrado e, diciamolo pure, anni di buona sorte meteorologica, improvvisamente terminati da qualche anno a questa parte.

Ora si prepara l’inverno e tutti si chiedono cosa ci si debba attendere nel futuro a breve termine. Con il flusso perturbato principale (quella vasta fascia che separa l’aria fredda che circonda il polo dall’aria più temperata delle medie latitudini) che si sta gradualmente abbassando, puntando a più riprese decisamente verso sud con frequenti incursioni nel mediterraneo ancora piuttosto caldo, si susseguono eventi molto intensi sul nostro territorio.

Sin qui ha prevalso il passaggio, magari rapido ma non per questo indolore, di frequenti transienti in trasferimento verso est, con alcuni di essi -ad esempio quello degli ultimi giorni- che sono stati catturati proprio dalle acque calde dei nostri mari indugiandovi più a lungo del dovuto.

Da qualche giorno eravamo in attesa che si manifestassero dei segnali utili a comprendere l’evoluzione nel medio periodo della circolazione atmosferica per tentare di dare una connotazione più specifica alla prossima stagione, nel tentativo di differenziare la previsione da quella più ovvia e spesso più affidabile della statistica climatologica. I sistemi di prognosi stagionale infatti tacciono, in apparenza incapaci -forse per nostra incapacità d comprenderli- di dare segnali distinguibili al di là delle deboli anomalie che sono soliti presentare.

Sotto il profilo strettamente fenomenologico, è mancato sin qui all’appello il contributo di uno dei protagonisti principali delle dinamiche atmosferiche della stagione fredda boreale, il Vortice Polare Stratosferico (VPS). Ora, pian piano, si comincia a capire qualcosa. Il VPS, seppur ancora in fase di formazione, sta già subendo un rallentamento del suo processo di raffreddamento. Alle quote stratosferiche di 1 e 10 hPa, si nota una dislocazione verso il comparto siberiano della struttura del vortice, che subisce al contempo una compressione e accenna un asse disposto sull’Europa settentrionale. Tutto questo frena la zonalità della struttura troposferica sottostante e anticipa delle probabili azioni meridiane in area atlantica. In pratica l’aria continuerà ovviamente a girare attorno al pianeta con direttrice ovest-est, ma lo farà prendendo la strada più lunga, cioè scendendo parecchio di latitudine (qui le mappe di analisi e previsione del VPS della NOAA pubblicate e aggiornate in tempo reale da www.meteodolomiti.it).

E, in effetti, le prognosi a media scadenza dei modelli troposferici suggeriscono -con le dovute riserve di attendibilità alle scadenze più lunghe- una netta caduta dell’indice di zonalità, rispettando, tra l’altro, quella regola non scritta ma spesso confermata, che vede gli effetti delle dinamiche stratosferiche trasferirsi rapidamente ai piani più bassi dove risiede il tempo atmosferico, quando i disturbi al vortice polare sono prematuri come in questo caso. Si prefigura una poderosa spinta meridiana dell’anticiclone atlantico, il quale, non più disposto lungo i paralleli ma decisamente orientato lungo i meridiani, arriverà ad invadere la Groenlandia, facendo letteralmente “rotolare” sul suo bordo orientale la depressione d’Islanda e l’aria fredda che la caratterizza verso il territorio europeo.

Non è detto che in questo primo affondo l’aria fredda arrivi fin sul Mediterraneo centrale, ma di sicuro questi impulsi caldi alle alte latitudini atlantiche impediscono al VPS di acquisire velocità e compattezza, tenendo quindi basso di latitudine il flusso perturbato principale. Se infatti ormai sono piuttosto ben esplorati gli effetti delle dinamiche stratosferiche in troposfera, non è ancora chiaro se questi eventi di riscaldamento del VPS prendano origine dal basso, con un trasferimento di energia alle alte quote ad opera delle onde planetarie, o dall’alto, come conseguenza di variazioni delle proprietà chimico-fisiche dell’alta atmosfera.

Quando la stagione inizia così -leggi gli ultimi due anni- in genere poi i meteorologi si appassionano non poco e tutti gli altri molto meno. Chissà che di qui a un paio di mesi non ci tocchi commentare il più classico dei “non c’è due senza tre”. Qualcuno, dall’altra parte dell’oceano si è già sbilanciato, e qualcun altro da qui gli ha rifatto il verso, mentre le autorità meteorologiche sovranazionali li hanno giustamente smentiti, per non dire “bacchettati”.

Staremo a vedere, registrando, tra il serio e il faceto, la decisione della Provincia di Milano di obbligare chi circola per le strade di propria competenza a viaggiare con le catene a bordo o con pneumatici invernali da metà novembre a metà marzo che la neve ci sia o meno. Meglio star pronti.