Sulla Tornadizzazione del Clima in Italia

Talor pe’ campi infuriato scorre. Con turbo orrendo, e le gran piante atterra;

Talor col soffio impetuoso svelle le selve annose

(Lucrezio, de rerum natura)

Riassunto

I tornado (alias trombe d’aria) sono da sempre un evento estremo caratteristico del nostro clima e con il quale immagino si dovranno confrontare anche le generazioni future come lo hanno fatto da sempre quelle passate. Appare pertanto priva di fondamento l’idea che i tornado italiani siano frutto del cambiamento climatico di origine antropica, come ci dimostrano i dati raccolti da Daniele Bianchino e che spaziano dal 156 a.C. al 2017. Occorre infine dire che non si dispone al momento di statistiche di frequenza annuale in grado di indicarci eventuali trend in atto per tali fenomeni.

Abstract

Tornadoes (aka tornadoes) have always been an extreme event peculiar of our climate. With them will have to live the future generations as have always done the old ones. Therefore the idea that the Italian tornadoes are the result of man-made climate change is false, as it is shown by the data ranging from 156 BC to 2017 collected by Daniele Bianchino. Finally, it should be said that no statistics are available that can show any trend in place for such phenomena in Italy.

Il termine “tornadizzazione” l’ho udito ahimè ad un convegno cui ho avuto la ventura di partecipare come relatore mercoledì 22 marzo 2017 in occasione della Giornata mondiale dell’acqua. Al riguardo debbo confessare di essere rimasto allibito di fonte alla mancanza di memoria storica che simili neologismi evidenziano.

In proposito ricordo che quand’ero ragazzo mi impressionò molto la tomba d’aria che colpì l’abitato di Gazzola in provincia di Piacenza, scoperchiando il campanile e facendo parecchi danni. Avendo visitato il luogo dopo l’evento, perché vi fui portato da un mio zio, il ricordo è indelebile. Di questo evento per me tanto grave ho trovato in rete solo questo accenno, in un’intervista al  Parroco di Gazzola fatta nel 2011:

Questa parte di chiesa, realizzata nel 1916, era molto alta fin dalle sue origini – racconta don Gianni Riscassi, parroco di Gazzola -. Negli anni ’60, una tromba d’aria molto violenta ha completamente divelto la parte più alta della cuspide.

E se la rete è smemorata, altrettanto dicasi del ricordo di molti nostri concittadini che considerano le trombe d’aria (alias tornado) eventi che “una volta, caro lei, non si verificavano” e che sarebbero ovviamente colpa del cambiamento climatico, altrettanto ovviamente antropogenico. In tali amnesie peraltro colgo il ruolo devastante dei media i quali stanno riscrivendo la storia del clima a uso e consumo dell’ideologia dominate, proprio come accadeva in 1984 di Orwell. Su questa deriva colgo inoltre il silenzio assordante degli intellettuali alla moda, in altri casi così attenti al tema dell’obiettività l’informazione.

Come possibile antidoto rispetto alle amnesie in fatto di tornado, voglio segnalare lo scritto  “TORNADO IN ITALIA (TROMBE D’ARIA)” curato da Daniele Bianchino e che ho trovato interessantissimo perché raccoglie testimonianze iconografiche e documentali di tornado accaduti in Italia in epoca storica. In particolare sono rimasto impressionato dalla ricchezza di documentazione raccolta e che spazia dal 156 (o 152) a.C. (Roma) al 2017 (Sardegna). Fra questi due estremi troviamo 315 eventi con ovviamente una maggior presenza degli ultimi anni, il che si spiega considerando che la documentazione più remota è difficile da reperire (ad esempio del succitato evento di Gazzola non c’è traccia nella lista).

Trovo molto bello anche il fatto che gli eventi siano stati georeferenziati, il che ha consentito all’autore di eseguire spazializzazioni ottenendo una cartografia del rischio climatico di tornado sul nostro territorio nazionale.

Debbo anche dire, per essermi confrontato professionalmente con la cosa, che i media tendono a riportare come trombe d’aria anche eventi che trombe d’aria non sono. Ad esempio la corrente discendente che si verifica nei cumulonembi temporaleschi (fronte delle raffiche) è  in grado di abbattere alberi e far cadere comignoli e coppi ma non è una tromba d’aria. In sostanza per parlare di trombe d’aria occorre aver visto la struttura vorticosa oppure occorre verificare l’effetto torcente sugli oggetti colpiti (alberi in particolare) il che non sempre ci è dato di verificare quando si consultano vecchi articoli di giornale. Questo introduce un elemento di incertezza con cui si deve confrontare chiunque operi su questa documentazione.

Voglio inoltre precisare che per quanto ne so non disponiamo al momento di statistiche di frequenza annuale in grado di indicarci eventuali trend in atto per tali fenomeni sul nostro territorio nazionale.

Concludo riaffermando che i tornado (alias trombe d’aria) sono da sempre una evento estremo caratteristico del nostro clima e con il quale immagino si dovranno confrontare anche le generazioni future così come lo hanno fatto da sempre quelle passate, e qui rimando alla citazione da Lucrezio con cui si apre questo scritto e con cui si chiude l’opera di Daniele Bianchino.

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Author: Luigi Mariani

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12 Comments

  1. Ok, ok, abbiamo capito tutto, anche Lucrezio era un negazionista, da rieducare 😀

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    • Caro Guido,
      osservazione tutt’altro che banale, la tua.
      Infatti la scarna biografia di Lucrezio, piena di lati oscuri fino all’ipotesi di suicidio avanzata da San Gerolamo, fa sorgere il sospetto che non fosse ben visto dal potere, forse perché scettico rispetto alle opinioni dominanti.
      D’altronde Columella (amico di Seneca e dunque non lontano alla temperie culturale che fu di Lucrezio) inizia il suo trattato di agricoltura con una frase che fa riflettere perché ci mostra tutto il suo scetticismo rispetto al catastrofismo imperante “Io odo spesso gli uomini principali di Roma lagnarsi, chi della sterilità dei campi, chi dell’intemperie dell’aria nociva alle biade da lungo tempo in qua; e finalmente alcuni di loro, volendo addolcire le querele con qualche ragione, mostrarsi di parere che il terreno per l’abbondanza dei passati secoli affaticato e spossato, non possa oggidì somministrare agli uomini gli alimenti con la cortesia de’ primi tempi. Quanto a me, Publio Silvino, tengo tutte queste ragioni per lontanissime dalla verità.”
      Ciao.
      Luigi

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  2. Caro Luigi, a ulteriore conferma di quanto scrivi mi piace citare un libro: “La Terra degli Uragani – Trombe d’aria nel Salento 1467-2005”, di Gianfreda, Miglietta, Sanso’ (ho avuto il piacere di conoscere personalmente Marcello Miglietta anni fa).
    Il titolo rende giustizia da solo del fatto che questi eventi accompagnano le nostre vite e quelle dei nostri avi da secoli e secoli a questa parte.
    La pretesa di vivere tempi straordinari fa parte dell’essenza stessa della natura umana. A mio parere questi tempi sono straordinari per intensita’ della propaganda, lavaggio dei cervelli, ingiustizia sociale, caccia alle streghe di matrice politica, scienza asservita al potere, informazione prezzolata, ignoranza, disprezzo per la vita umana, elitismo etc. etc.
    Per qualcun altro di straordinario c’e’ solo il caldo e lo sforzo di una sola parte politica per salvare il mondo. Ogni tanto la realta’ storica salta fuori a ricordarci quanto siamo piccoli, insignificanti e presuntuosi. Per i pochi che vogliono / riescono a vederla, nascosta nel rumore di fondo che tutto confonde e tutto livella verso il basso.

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    • Caro Flavio,
      grazie per il riferimento molto utile per ampliare la nostra base conoscitiva e per la considerazioni successive.
      Credo anch’io che siamo tempi particolari o forse, vedi lamia citazione di Columella in risposta alla mail di Guido Botteri, rivedamo un copione che si ripete da millenni…
      In ogni caso abbiamo il dovere di combattere la falsità, da qualunque parte provenga e anche se ammantata di buoni propositi.
      Luigi

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  3. Caro Luigi,
    un post opportuno e con tempismo perfetto. Proprio oggi ho ascoltato la notizia di un ciclone nel nord-est dell’Australia (categoria F4, in diminuzione) e mi sono sorpreso a pensare che i (tele)giornali non ci danno (giustamente!) la notizia “oggi nessun ciclone, oggi nessun ciclone, …, oggi un ciclone di categoria Fx, …” per cui rimane in mente solo la presenza di eventi estremi e quasi mai la loro frequenza di apparizione.

    Bene hai fatto, e bene ha fatto Daniele Bianchino, a ricordare che questi eventi sono compagni abituali del territorio italiano da tempo immemorabile e che una loro (apparente) crescita è in gran parte frutto dell’evoluzione dei sistemi di registrazione e della reperibilità delle fonti più antiche.

    Il nuovo (per me) sito di D. Bianchino sui tornado italiani è davvero molto interessante: la geolocalizzazione e l’elenco minuzioso sono letteralmente strumenti di lavoro.

    Nel 2013 mi sono occupato di Medicanes (contrazione per “cicloni tropicali del Mediterraneo” o MTC) e ho consultato i siti di Bianchino (ho visto che ora il sito è stato aggiornato) e di Lluis Fita per estrarre i numeri dei Medicanes e confrontarli con i modelli della tesi di dottorato di Leone Cavicchia (allora al CMCC, ora non so).
    Avevo notato che era sempre presente una tendenza dei numeri a crescere (periodo 1976-2011, v. 1.a figura) sia nei modelli che nei dati, ma che gli spettri dei modelli producevano picchi di maggior periodo (minore frequenza dei medicanes) usando parametri futuri IPCC. Solo con i parametri attuali si confermavano le osservazioni (v 2.a figura).
    Ciao
    Franco

    PS: e, sì, hai ragione: tornadizzazione è un neologismo ignorante che fa accapponare la pelle!

    Immagine allegata

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    • Mi risulta che sia disponibile solo la seconda immagine. Questa è la prima.

      Immagine allegata

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    • Caro Franco,
      grazie per il tuo interessante commento. Due cose:
      1. cosa intendi per parametri futuri IPCC?
      2. a tuo avviso nel trend all’incremento che ruolo gioca la maggiore attenzione ai tornado da parte dei media e degli osservatori?
      Ciao.
      Luigi

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      • Caro Luigi,
        quantificare i medicanes (+ cicloni e depressioni spesso inclusi nella lista) persi e/o guadagnati per effetti di evoluzione tecnologica non credo sia possibile (almeno non per me) anche se credo possa essere significativa da metà 800 in poi. Non trascurerei, per la parte più antica, anche l’evoluzione moderna della ricerca storica e l’analisi delle fonti. Per la storiografia antica sarei più cauto: Plinio il Vecchio vive in una società ascientifica e copia da fonti più antiche (ellenistiche) senza capire bene di cosa stia parlando (per lui le celle delle api sono esagonali perché le api hanno sei zampe e non è in grado di capire che è un problema di minima superficie che contiene il massimo volume,cioè un problema di ottimizzazione delle risorse che le api hanno risolto da lungo tempo e che gli ellenisti avevano dimostrato 3-4 secoli prima di lui).

        per la prima tua domanda: Cavicchi nella sua tesi realizza queste simulazioni:
        NCEP48–>1948-2010
        NCEP60–>1960-2010
        NCEP76–>1976-2010
        C20 –> 1970-1990
        A2 –> 2070-2100
        C20 è il modello con i gas serra attuali (il più simile ai dati osservati, almeno secondo lo spettro)
        A2 è il modello IPCC-AR4 A2 con i gas serra futuri (quelli previsti per il periodo preso in considerazione).
        I valori numerici li ho derivati dagli istogrammi della tesi e il risultato finale (confermato nella tesi) è che nel 2070-2100 la frequenza dei medicanes è inferiore a quella attuale.
        Non lo ricordavo più (l’ho riscoperto leggendo il mail che allora avevo mandato a Cavicchia) ma, pur non avendo scritto nulla, ho raccolto tutti i miei conti nel solito sito di supporto
        http://www.zafzaf.it/clima/medicanes/medicanes.html
        nel quale si trova anche la tesi di Cavicchia e l’abstract di un paio di suoi articoli insieme a von Storch e a Gualdi (suoi relatori).
        Ciao.
        Franco

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  4. Costoro (quelli che abitualmente straparlano), in alcuni casi si autodefiniscono … climalteranti !

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  5. Essendo genovese e climaticamente parlando fra i più sfigati del mondo, davo le trombe d’aria un fenomeno scontato. Sono cose che le mamme genovesi dicono ai figli quando vanno al mare ,: mettiti la crema solare e stai attento alle trombe d’aria . La fiera di Genova poi e’ un bersaglio fisso ,: hanno smesso di fare le feste dell’ unità a fine agosto perché ne volava regolarmente via una parte.
    Se non ci credete guardate su youtube , alla voce trombe d’aria a Genova troverete 11500 filmati

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  6. Onore alla tua analisi Luigi e grazie per avermi citato; Spero ci siano sempre piu’ persone come voi in futuro. Ringraio anche tutti gli altri che hanno apprezzato i miei lavori. Sicuramente mancano molti altri eventi al mio lungo elenco dei tornado italiani, ne ho molti ancora da analizzare sui vecchi giornali (archivio storico la stampa, corriere della sera ecc.) ed alcuni sono a pagamento. Ultimamente ero stato impegnato sull’analisi del recente tornado sull’agro Romano (analisi che trovate fra i link del sito). Riguardo i medicanes ho aggiunto sul sito l’hanno 2015, il 2016 e sto completando il 2010. Purtroppo ho anni di cartelle archiviate e lavorando 10 ore al giorno faccio il mio possibile per tenere aggiornati i siti nei mesi. Faro’ prossimamente una stima personale sul numero di ciclogenesi tropicali sul Mediterraneo ma mancano molti eventi, qualcuno anche negli anni gia apparentemente “completi”, e non voglio fare un grafico se non ho prima inserito quasi tutti gli eventi. Interessanti i grafici sig. Zavatti, non ero a conoscenza; Vorrei solo fare una premessa: l’80% degli eventi di Fita sono gli eventi che io ho inviato lui e se non sono presenti nel mio sito è solo perchè non ho ancora preparato quegli anni. Tuttavia, avevo consigliato Fita di dividere gli eventi in base alla loro intensita’ ma il sito non è mai piu stato aggiornato da ormai circa 10 anni; L’intensita’ di un sistema (pressione-venti-convezione) è molto importante per una corretta analisi che se non attentamente svolta puo’ confondere o deviare l’analisi stessa. In molti studi anche importanti (es:tropical-like mediterranean storms: an analysis from satellite) si ricercano caratteristiche di uragano in sistemi che non hanno raggiunto intensita’ di uragano, ma solo di depressione o tempesta tropicale, basandosi sulla formazione di un “occhio” che spesso non è nemmeno completamente convettivo. Un sistema con intensita’ di depressione va comparato con uno della stessa intensita’ (non c’è da stupirsi quindi se non troveremo formidabili basse pressioni e venti violenti), uno con intensita’ di tempesta con uno della stessa intensita’ e un raro medicane con intensita’ di uragano CAT1 (ad es.ott 1996) va comparato con un ciclone tropicale della stessa intensita’ e nato in condizioni simili (es. Vince cat1 ottobre 2005) e allo stesso tempo non puo’ essere paragonato con un ciclone tropicale di cat5 come Katryna.

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