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Impegno finto soldi veri

[photopress:Le_ferie_di_Al.jpg,full,alignleft] Passi che il riscaldamento globale si è preso le ferie, passi che malgrado gli sforzi dei professionisti della sventura il ghiaccio artico estivo è stato quest’anno più abbondante dell’anno scorso, passi che il sole non ne vuol sapere di tornare a soffiare sulla fornace del global warming, ma il crack finanziario proprio no, non se lo aspettavano. Possibile che chi azzarda previsioni climatiche a cento anni non abbia saputo prevedere il disastro economico con appena un anno di anticipo?

E sì che appena due anni fa ci dissero che era un bene che l’argomento clima fosse entrato nel salotto buono della finanza, così il problema avrebbe ricevuto più attenzione. Ora i mercati sono in forte contrazione, nulla è cambiato nella pratica della mitigazione (per fortuna) nè nell’adattamento (purtroppo), ma sono stati spesi fiumi di denaro mentre altri oceani attendono di essere spesi. Nel frattempo tutte le problematiche del rapporto uomo-ambiente sono ben lungi dal trovare una soluzione.

Procediamo con ordine. Esiste una società con sede a Londra ma registrata negli Stati Uniti che si chiama GIM (Generation Investement Management). E’ la società di cui Al Gore è chairman e co-fondatore insieme a Hank Paulson, Segretario del Tesoro ed ex CEO (Chief Executive Officer) di Goldman Sachs. Il suo business è nel settore degli investimenti. Per divenire suoi clienti ci si deve impegnare a ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività produttive, in poche parole si deve promettere di abbattere le proprie emissioni di gas serra. Questa società non è impegnata nello scambio dei certificati di emissione originato dall’implementazione del Protocollo di Kyoto, però sembra che invece, più che di un impegno diretto, per la GIM si tratti di un coinvolgimento ben mascherato nell’enorme affare della corsa alla riduzione delle emissioni. Vediamo perchè.

Negli Stati Uniti c’è una sola società che si occupa di mediazione nel carbon trading, si chiama CCX (Chicago Climate Exchange), mentre in Gran Bretagna gli operatori sono più di uno, ma tra questi spicca la CNC (Carbon Neutral Company). I clienti di queste compagnie, tra cui spiccano nomi eccellenti quali la Ford, la Motorola e un’ottantina di altri, hanno tutti sottoscritto un accordo che li obbliga a ridurre le loro emissioni del 6% entro il 2010. Si può immaginare che comprino i certificati di emissione (carbon offsets) dalle compagnie di cui sono clienti, perciò, di fatto, investono in gruppi che sono impegnati nello sviluppo di tecnologie cosiddette carbon free.

Fin qui tutto chiaro. Ora, del co-fondatore Hank Paulson abbiamo già detto, ma basta sfogliare le pagine del sito web della GIM per scoprire che quasi tutti i membri del Consiglio di amministrazione hanno avuto o hanno a che fare con Goldman Sachs. La CCX possiede il 50% della ECX (European Climate Exchange) per cui lo scorso settembre Goldmann Sachs, comprando il 10% della CCX si è comprata anche un bel pezzo della ECX, cioè è sbarcata anche in Europa e così hanno fatto quelli della GIM che siedono in entrambi i consigli di amministrazione.

Storie di ordinaria finanza delle quali è difficilissimo capire gli intrecci. Però, dalle pagine di Junk Science scopriamo che gli investimenti della GIM sono molto variegati, e, con l’esclusione della General Electrics che ha intrapreso una chiara campagna di sostegno alla lotta al riscaldamento globale, gli altri settori di investimento sono del tutto normali, ossia non hanno nulla a che fare con la sostenibilità ambientale e lo sviluppo di tecnologie verdi. Insomma il classico canestro. Chi gestisce (o forse dovremmo dire gestiva) questo canesto per la GIM? Lehman Brothers, la banca d’affari che soltanto ieri l’altro è stata protagonista del più grande crack finanziario di tutti i tempi.

Lehman Brothers l’anno scorso ha pubblicato un rapporto sul cambiamento climatico e sugli impatti economici e finanziari dello stesso, per, come dire, portare l’acqua al mulino del carbon trading di cui a tutti gli effetti beneficiava. Due corposi volumi che potete trovare su questo sito. Un anno fa hanno previsto che clima ci sarà tra cento anni e non hanno previsto che di lì ad un solo anno non ci sarebbero stati più loro. A qualcuno interesserà che il loro consulente scientifico era James Hansen, lo stesso consulente di Al Gore, il quale, nel tempo libero è anche chairman del board della “Alliance for Climate Protection” (occhio al link, non fate click sul pulsante “donazioni”). Il DG di questa santa alleanza è tale Theodore Roosvelt IV, che incidentalmente è (o dovremmo dire era) anche DG della Lheman Brothers.

Una allegra brigata di ambientalisti ed ecologisti ma, soprattutto, finanzieri d’assalto finiti assaltati. Siete ancora certi che lo facciano per la salvaguardia del pianeta?

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Published inAmbienteAttualitàEnergia

9 Comments

  1. […] meglio dire ne ha due, una si chiama GIM (Generation Investement Management), con la quale opera saggiamente nei mercati finanziari dell’aria fritta in compagnia di Goldman Sachs e soci e […]

  2. […] scopriamo adesso che serviva a ben altro. Alimentare il mercato del carbon trading, nel quale la finanza internazionale pesca a piene mani e convincere gli utenti finali che l’energia dovrà costare sempre di […]

  3. […] Da non trascurare anche l’aspetto economico, visto che i finanziamenti per la ricerca sul clima sono aumentati di svariati ordini di grandezza in poco più di una decade, con grande arricchimento del sapere -e questo ci piace-, ma anche con grande impegno del mondo scientifico per partecipare al banchetto -e questo ci piace un po’ meno-. Allo stesso tempo l’ambientalismo creativo che ha generato il mercato globale del carbon trading, ha decretato l’ingresso della scienza del clima nei salotti buoni, meno buoni e pessimi della finanza internazionale, salutando la comparsa di improbabili esperti di clima e ambiente in gessato e bombetta. Tra questi gli autori dell’ormai celeberrimo Stern Review o del rapporto sullo stato del clima redatto su commissione della fu Lehman Brothers. […]

  4. […] nonchè chairman del board della Alliance for Climate Protection (ne abbiamo già parlato qui). Insomma un attivista della lotta al cambiamento climatico. Per carità, ognuno ha le sue idee, ma […]

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