Tredici a Uno

Sono pochi gli sport in cui il gap tra vincitori e vinti può essere così pesante. In genere si interrompe la partita prima di arrivare a risultati tanto eloquenti. Di quale sport sto parlando? E’ nuovo, si chiama la Gara del Consenso. Temo che sin qui nessuno ne abbia sentito parlare, eppure rischia di diventare molto popolare nei prossimi mesi.

Già, perchè dalla pubblicazione del quarto Rapporto IPCC ad oggi, il dibattito sulla reale dimensione dell’effetto antropico sul clima è tutt’altro che concluso. Da dichiarazioni che annunciavano di aver raggiunto una specie di unanimità e che in realtà celavano più che altro il tentativo di non lasciar spazio ad opinioni diverse, si è passati ad un proliferare di associazioni, di eventi e di libere iniziative per portare a conoscenza dell’opinione pubblica che le cose stanno diversamente. Ci sono una parte del mondo scientifico ed una larghissima e decisamente sproporzionata parte delle componenti politiche ed informative che hanno sposato in toto la teoria dell’AGW1, su questo non c’è dubbio. Ma ci sono anche moltissime voci di parere difforme, tanto tra chi si occupa di clima quanto di chi ne parla, quanto di chi è deputato a prendere decisioni. Ognuno con le sue ragioni ovviamente.

Ma torniamo al gioco. Le regole sono semplici. La parte che riesce a raccogliere il maggior numero di esperti o presunti tali sotto la propria bandiera vince. Il premio è rappresentato dallo spazio sui giornali e dalla fiducia dei decisori. Non è poco. Fin qui non c’è stata storia, i predicatori del disastro climatico hanno fatto man bassa, almeno fino a qualche tempo fa. Poi è arrivata la crisi economica e qualcuno ha cominciato a farsi qualche domanda del tipo: sarà giusto continuare ad indagare la scienza del clima per trovare le ragioni di un presunto effetto antropico al solo scopo di ottenere visibilità? Sarà giusto continuare a concedere questa illimitata apertura di credito? Sarà giusto continuare ad investire per alimentare un circuito finanziario che porta beneficio a pochi e rischia di arrecare danno a molti, senza spostare di una virgola il problema del cambiamento climatico, vero o presunto, antropico o naturale che sia? Nell’ordine a porsi questi interrogativi sono stati molti studiosi, qualche soggetto del mondo dell’informazione ed un buon numero di uomini politici.

E così il fenomeno è cresciuto e la Gara è diventata più equilibrata. In genere quando manca poco alla fine del campionato di calcio gli allenatori sono soliti esortare i calciatori di questa o quella squadra a disputare ogni gara come fosse una finale. La prima c’è stata all’inizio di marzo a Copenhagen, Uno a zero per l’AGW. Il pareggio a New York appena pochi giorni fa con la conferenza dell’NIPCC ((Non Governamental Panel on Climate Change)). Appena ieri un altro gol: un’intera pagina del New York Times acquistata dal Cato Institute, un’organizzazione che si pone l’obiettivo di promuovere il liberismo e, con le firme di un cospicuo numero di scienziati, chiede al Presidente degli Stati Uniti di rivedere le sue convinzioni in materia di clima e di non dare ascolto solo a chi fa presagi di sventura. Finalità politiche? Forse, ma anche volontà di fare opinione. Non che ci sia molto da scandalizzarsi, giacchè l’altra squadra di iniaziative del genere ne ha messe in scena a dozzine, cucendosi anche sul petto l’emblema di numerose associazioni politiche, ambientaliste e culturali.

Eppure molti storceranno il naso. Si dirà che questa non è scienza, che le teorie presentate sono grossolane, che dietro ci sono i soldi dei petrolieri etc etc. Non è scienza nemmeno il premio Nobel per la pace assegnato in condominio ad Al Gore ed all’IPCC, mentre lo sono quelli di tredici dei centoquattordici firmatari dell’iniziativa. I dubbi sul fondamento scientifico della teoria AGW e sull’efficacia del sentiero che si è imboccato sono tutt’altro che grossolani. Infine quali soldi ci siano dietro non lo so, ma non è un segreto che più di qualche pesce grosso del mondo finanziario abbia da tempo scelto di star dalla parte dell’allarme climatico. Tra questi la fondazione Rockfeller, la Goldmann Sachs e la defunta Lheman Brothers.

Sembra che le squadre siano più equilibrate ora, ma temo che comunque non si assisterà ad un bello spettacolo. Tutto questo di sicuro non fa bene alla credibilità del mondo scientifico, nè porterà molto avanti la comprensione del complesso sistema clima. Come dire, quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare, ma la scienza si fa col cervello, non con i muscoli. Però, quanti pensavano di aver vinto con largo anticipo ora non si lamentino, perchè le regole di questo gioco le hanno inventate loro. Ricordate? Duemilacinquecento scienziati (poi scesi a cinquantadue) gridano all’allarme clima. Chi la fa l’aspetti.

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Author: Guido Guidi

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1 Comment

  1. come finirà ,chi lo sa , ma io mi abbono per tutte le partite questo campionato non me lo perdo!!..

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