Carbon trading contro carbon tax

Il tema è assolutamente attuale, l’abbiamo detto altrove in questo sito, ormai molti (anche se non più tutti) climatologi sono certi che la causa principale dei cambiamenti climatici sia l’anidride carbonica (di origine umana) e sempre gli stessi climatologi stanno discutendo quale sia il sistema economico-politico migliore per risolvere il problema. In attesa che gli stessi di cui sopra ci forniscano indicazioni sulle nostre abitudini alimentari, di spesa e perchè no di pianificazione familiare, ritengo sia opportuno fare un passo indietro per conoscere più da vicino i due sistemi attualmente presi in considerazione: la fantomatica carbon tax, e il “democratico” (come lo definì qualche lettore di CM) carbon trading.

Sia chiaro, ne parlo da un punto di vista meramente tecnico economico, nei successivi paragrafi non esprimerò in alcun modo il mio punto di vista (peraltro estrapolabile dalle altre pagine di questo sito). Ringrazio anche quei lettori che mi hanno sollecitato via mail a trattare di questo argomento.

Cominciamo illustrando una situazione di base: un’azienda emettitrice attiva di gas serra (Fig. 1). Come notiamo nel grafico abbiamo riportato sulle ascisse la quantità di riduzione delle emissioni di CO2, sulle ordinate il cosiddetto MAC (Marginal Abatement Cost, ovvero il costo marginale di abbattimento).

Costo marginale di abbattimento - Climate Monitor

Figura 1

Il MAC cresce al crescere della quantità di CO2 non immessa in atmosfera, ovvero ancora il costo marginale è crescente, quindi l’azienda pagherà di più per ogni singola unità di anidride carbonica non emessa. Questo è ovvio, come possiamo facilmente immaginare: non emettere anidride carbonica rappresenta un costo per l’azienda, in termini di nuove tecnologie o altri sistemi per la cattura e/o riduzione. Senza alcun tipo di vincolo legislativo o economico, in condizioni standard, l’azienda non si muoverebbe per alcun motivo dall’origine degli assi (punto 0,0): non riduce le emissioni, non affronta alcun costo aggiuntivo.

Questa è la prima premessa, la seconda è che in questo ambito parleremo di aziende, tuttavia il ragionamento può essere tranquillamente esteso ad una nazione intera.

Su queste doverose premesse, andremo ora ad innestare due sistemi economici completamente diversi ma con il medesimo obiettivo: sollecitare l’azienda a muoversi lungo la retta blu (MAC) quindi sostenendo un costo, ma anche andando a ridurre le proprie emissioni di gas serra. Affronteremo inizialmente il cosiddetto “Cap and Trade” o “Emission Trading” (in italiano “mercato delle emissioni” o “borsa delle emissioni”), successivamente analizzeremo la controparte, la Carbon tax.

Emission trading

Il sistema “Cap and trade” prevede l’individuazione di un tetto massimo di emissioni oltre il quale non si può salire (Cap). Al di sopra e al di sotto di questo limite, però, possono accadere due cose: se si è al di sopra (quindi l’azienda non riesce con i propri mezzi a contenere le emissioni) potrà comprare dei “crediti” (o diritti ad emettere CO2 aggiuntiva); se, invece, ci si trova al di sotto del limite imposto (quindi l’azienda riesce a contenere le emissioni in modo più efficiente) potrà vendere i propri crediti in eccesso.

In ultima analisi, chi inquina in eccesso (rispetto al limite imposto) paga per la differenza, chi è più virtuoso si vede ricompensato. Nel corso degli anni il livello massimo di emissioni viene progressivamente abbassato, questo dovrebbe avere l’effetto di incentivare l’adozione di tecnologie meno inquinanti.

Prendiamo in considerazione due aziende, entrambe ovviamente con lo stesso livello di allowance (prezzo P dei crediti). Chiaramente le due aziende hanno costi marginali diversi (retta blu), ne abbiamo ipotizzata una con costi di riduzione emissioni che marginalmente crescono meno, viceversa l’altra azienda ha costi marginali che crescono più in fretta.

Politica "Cap and Trade", caso 1 - Climate Monitor

Figura 2

Il grafico che riporta il caso uno (Fig. 2), ci illustra un’azienda in grado di ridurre le proprie emissioni in modo più incisivo, rispetto agli obiettivi ad essa assegnati. La retta P (verde), che rappresenta il prezzo dei crediti di CO2, intercetta la retta MAC (blu), quel punto, proiettato sull’ascissa rappresenta il livello di riduzione (R) delle emissioni gassose che quell’azienda potrà conseguire. Come abbiamo detto però, l’azienda è più efficiente della media, e infatti la sua effettiva capacità di riduzione delle emissioni è superiore a quanto richiesto (R*), ovvero R > R*.

Stando al meccanismo dello scambio, questa azienda è nella posizione di poter vendere i propri crediti, perchè ha costi marginali più bassi e quindi può più facilmente abbattere le proprie emissioni. Il suo profitto corrisponde all’area individuata dai punti A,B e C.

Politica "Cap and Trade", caso 2 - Climate Monitor

Figura 3

Sull’altro fronte, invece, cosa succede? Come si configura una azienda meno efficiente e quindi con costi marginali più alti? Passiamo per questo al caso due (Fig. 3). Il prezzo P dei crediti è lo stesso, quello che cambia rispetto alla situazione precedente è la retta MAC e di conseguenza l’intercetta con la retta P. Questa seconda azienda ha un livello R effettivo di riduzione delle emissioni sub-ottimale, rispetto all’obiettivo R* assegnatole, ovvero R < R*. Per raggiungere tale livello R*, l’azienda deve inevitabilmente ricorrere all’acquisto dei crediti necessari per compensare la differenza. Il numero di crediti da acquistare è calcolato tramite l’area individuata dai punti D,E e F.

A questo punto il trading è concluso. I sostenitori di questo metodo promuovono due aspetti importanti: il primo è che, come abbiamo visto, chi è virtuoso ottiene un premio. Chi è meno virtuoso, però, ottiene lo stesso un vantaggio. Cerchiamo di capire perchè. Se la seconda azienda del nostro esempio, avesse voluto a tutti i costi raggiungere il punto R* (livello assegnato di riduzione delle emissioni) senza ricorrere all’acquisto di crediti, avrebbe sostenuto un costo aggiuntivo pari all’area D,E,R*,R,F con:

(D,E,R*,R,F) > (D,E,F)

Nell’ottica degli ideatori questo dovrebbe essere uno stimolo aggiuntivo a pianificare una riduzione delle proprie emissioni.

Carbon Tax

La “carbon tax” è una tassa ambientale, ovvero una ecotassa, ovvero ancora una tassa sulle esternalità negative, detta anche tassa pigoviana. Si tratta di tassazione indiretta, in quanto non colpisce direttamente il reddito, bensì una transazione. Rispetto al “Cap and Trade” la descrizione di una tassa è decisamente più semplice e, in questo caso, anche la sua applicazione.

Effetti di una tassa ecologica - Climate Monitor

Figura 4

Cambiando ottica, ragioniamo in questo caso in termini di domanda e offerta di anidride carbonica (Fig. 4). Individuato il prezzo del bene “anidride carbonica”, l’aggiunta di una tassa farà sì che si innalzerà il prezzo complessivo (P* > P). Questo farà sì che le aziende manifatturiere venderanno ad un prezzo maggiore, la domanda reagirà riducendo il volume complessivo. Per tornare a volumi di vendita pari a quelli iniziali, l’azienda manifatturiera è obbligata a mitigare le proprie emissioni, in modo tale da annullare l’effetto della tassa sulle proprie attività.

Una nota a margine, in Italia dal 1998 abbiamo una carbon tax qui il testo della legge 23 dicembre 1998 N°448.

Fin qui la teoria, in un prossimo intervento cercheremo di capire vizi e virtù di ciascuno di questi modelli economici.

Bibliografia

– Baumol, William J., and Wallace E. Oates. 1988. The Theory of Environmental Policy. 2nd ed. Cambridge, U.K.: Cambridge University Press.

– Congressional Budget Office.1996. Labor Supply and Taxes. CBO Memorandum. January.

– Congressional Budget Office. 2000. Who Gains and Who Pays Under Carbon Allowance Trading? The Distributional Effects of alternative Policy Designs. June.

– Congressional Budget Office. 2001. An Evaluation of Cap and Trade Programs for Reducing U.S. Carbon Emissions. June.

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Author: Claudio Gravina

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1 Comment

  1. Articolo davvero utile, complimenti per la chiarezza. Ce ne fossero di più di articoli così. Grazie ancora e rimango in attesa del seguito.

    M.G.

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