Climatemonitor - Un modo nuovo di leggere l'informazione meteorologica e climatologica.

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Piero Vietti ha bloggato ieri l’altro sul nuovo climategate. Nel post un link a CM. Seguono alcuni commenti del cui ‘furto’ sono certo che Piero non me ne vorrà:

  • Massimiliano Teodori – : Come previsto rimanere seduti sulla sponda del fiume paga… li vedo galleggiare gonfi di politica e interessi personali. La Scienza è a monte. Continuo a rimanere seduto attendendo fiducioso interventi illuminanti quanto ridicoli, come sempre.
  • Vale – Torino: Ma Climate Monitor è un organo di disinformazione della destra internazionale! :>] Al soldo di Cia, MI5, servizi segreti israeliani? Petrolieri, Coca Cola, Starbucks, Berlusconi e Bossi? Aznar e suo genero? Ambienti retrivi della Chiesa? Facilmente, di tutti i predetti insieme. Chiediamolo a Giulietto Chiesa e ne avremo la certezza matematica.
  • Carmelo Puddu – : @vale: no, magari fosse così, è solo un luogo dove ‘utili idioti’ si ritrovano e parlano, scrivono e ancora scrivono sempre le stesse cose al solo scopo di autoconvincersi che il mondo accademico che, per ovvi motivi, li ha esclusi dalla sua cerchia, è composto da malavitosi, persone in malafede e spesso anche incompetenti. Parassiti che rubano lo stipendio che loro, con le loro tasse garantiscono. In altre parole, dei genii incompresi. Pensa che sfiga!
  • Massimiliano Teodori – : Non avevo invece previsto di veder passare più volte lo stesso cadavere ahhahahahahhaahah

Non so se assegnare la menzione speciale all’ottimo Puddu per la cognizione di causa, a Vale per la perspicacia o a Massimiliano Teodori per la bruciante simpatia, ma credo che opterò per quest’ultimo.

Chapeau. Sto ancora ridendo.

Terreno minato, polemica politica probabile, perciò avviso i lettori e gli eventuali commentatori. Siano economiche o politiche le ragioni che stanno animando la trattativa di rinnovo del contratto di Current Tv con Sky, a noi di CM non ce ne frega un accidente. Ragion per cui non passeranno dissertazioni sulle frequenze, sulla fruibilità o proprietà delle stesse o su altri ameni accadimenti su cui la stampa sta comunque fornendo ampio intrattenimento.

La tentazione di intervenire sulle vicende del nostro Guru climatico preferito è però troppo forte. Infatti pare che nella diatriba dagli accesi toni politici e dagli ancor più accesi toni economici, c’entri anche nientepopòdimeno che l’atteggiamento di vile occultamento del disastro climatico di Fox News, cioè della stessa proprietà di Sky.

Ma, dicevo, il terreno è minato, per cui me la cavo tirando il sasso e nascondendo la mano, indicandovi cioè la lettura del post di Piero Vietti sull’argomento e raccomandandovi in quanto imperdibili il primo e il settimo commento giunti sul suo blog.

Segnalazione doverosa. Ora, col vostro permesso, continuo a rotolarmi dalle risate.

L’amico Piero non me ne vorrà, ma il complimento lo deve al titolo del suo post di ieri ed alla sveltezza nel reperire quanto di interessante si trova sulla rete.

Nella fattispecie si tratta di uno degli ultimi post di Vittorio Zucconi, direttore di Repubblica.it, alle prese con la perenne emergenza maltempo. Un post da leggere, decisamente, e se possibile da stampare e mettere in cornice sulla scrivania.

Alcuni mesi fa scrissi che le agenzie turistiche nordeuropee inseriscono probabilmente tra gli accessori dei viaggi in Italia anche il pediluvio nelle fontane delle grandi città con annessa ripresa televisiva di questa o quella “redazione società” di questo o quel TG. Ora si attrezzeranno per mettere in lista anche dei siteseeing degli argini dei fiumi o dei cumuli di neve mista a fango nei centri cittadini.

Ce n’è per tutte le stagioni. Bravo Vietti e bravo Zucconi.

Appena due giorni fa è apparso un nuovo messaggio del capo di Al Qaeda, nel quale apparentemente dimentico dei suoi nemici di sempre gli odiati occidentali, il nostro si scaglia contro i cambiamenti climatici e contro l’inefficienza dimostrata dal governo pakistano nell’affrontare l’emergenza delle alluvioni.

Chiaramente parla a nuora perché suocera intenda, perché l’efferato delitto di aver innescato la deriva catastrofica del clima (che oltre ad essere tutta da dimostrare per inciso con le alluvioni in Pakistan non ha nulla a che fare) lo abbiamo commesso noi, sempre gli odiati occidentali.

Di certo non si può dire che gli manchi il senso della politica o la capacità di individuare gli argomenti giusti per fare proselitismo, ma mi sembra comunque un po’ poco rispetto alle nefandezze di cui è colpevole per sdoganare la figura di Osama Bin Laden come sostenitore della santa causa del clima che cambia.

Ce lo fa notare giustamente Piero Vietti sul suo blog, sottolineando i toni piuttosto neutri (e forse anche vagamente compiaciuti) con cui i media hanno trattato la notizia.

Cosa non si farebbe per la giusta causa…

Perdonatemi se ci torno su, ma l’argomento della trasmutazione semantica del Global Warming è troppo stuzzicante.

Non siamo stati i soli a parlarne ovviamente, infatti anche l’amico Piero Vietti ci ha scherzato un po’ su. Più di lui però ci hanno scherzato i suoi lettori, un po’ come è avvenuto anche qui su CM. Vi consiglio vivamente di leggere i commenti al post di Piero.

Personalmente, dopo attenta riflessione e scartando tra termini decisamente trash e altri dal significato sottile e accattivante ma poco comprensibile ai più, ho finalmente trovato quello che ritengo sia giusto iniziare ad usare su queste pagine ogni qual volta ci andrà di fare due risate liberatorie. E’ iniziata l’era climatica del:

Chiagn’&Fotting

Di cui la stessa fonte fornisce le necessarie spiegazione e traduzione: “piangere e fottere, ovvero lamentarsi ed approfittare della buona fede delle persone”. Menzione d’onore ad altra definizione spettacolare ma un po’ lunga:

derarent nomor mezz stegions

Animo cari amici “negazionisti” (chi di parola ferisce di parola perisce), una risata li seppellirà.

Ah, dimenticavo. Un altro amico, Claudio Costa, ha sollevato il dubbio che l’esatta traduzione di “global climate disruption” possa essere “disfacimento climatico globale”, quindi non del clima, ma del globo ad opera del clima. Mi pare un po’ eccessivo, ma qualche purista della lingua che si è già esercitato nel bacchettare la mia endemica approssimazione potrebbe avere da ridire, per cui, se volete, la si può mettere anche così. Inoltre è molto più definitiva e quindi spaventevole, dunque assolutamente utile alla bisogna.

Che il caldo giochi brutti scherzi lo dimostra questa storia che ho trovato sul Web. Che è vera.

Sul sito saluteambientale.com potete trovare l’incredibile storia di Angelo Tatò, ragioniere di Barletta che in realtà è il vero colpevole dell’abbassamento e dell’innalzamento delle temperature in Europa degli ultimi anni. Sì, altro che CO2, macchie solari e “trick” di Michael Mann, catastrofisti, nagazionisti, scettici, compagnie petrolifere contro la green economy e viceversa. Tutte bufale. Ecco la vera storia dei cambiamenti climatici.

Come si legge nella sua biografia, Angelò Tatò nasce a Barletta nel 1951 e lì vive fino al 1983. Per un problema alle vie respiratorie, “lascia l’impresa della propria famiglia per trasferirsi a Trani, dove acquista un ettaro di terreno coltivato con oliveti secolari per ossigenarsi e bevendo latte per aiutare le vie respiratorie. Tutte le mattine, a partire dal 15 luglio 1983, si recava nel suo terreno proprio per ossigenarsi portando con sé mezzo litro di latte fresco, bevendone una piccola quantità e gettandone il rimanente sempre in un punto della proprietà fino al 15 agosto successivo”. Quell’anno c’è siccità, ma “il 15 agosto, in quella zona scoppia un forte temporale e dopo ulteriori tre giorni scoppia un altro temporale”.

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Quanto sto per dirvi ce lo ha segnalato Piero Vietti dal suo blog , con la solita irresistibile sagacia. Si tratta dell’intervento di Don Easterbrook, professore emerito di geologia all’università di Washington, alla 4^ Conferenza Internazionale sui Cambiamenti Climatici in corso a Chicago. Il tono della conferenza è ben diverso da quello cui siamo abituati, del resto non potrebbe essere diversamente, visto che l’evento è organizzato dall’Heartland Institute, associazione no-profit che il global warming antropogenico proprio non lo digerisce.

E così Easterbrook, rivisitando le informazioni provenienti dai carotaggi nel ghiaccio, asserisce di aver individuato delle ciclicità nel comportamento delle temperature, tali da far immaginare una tendenza al raffreddamento piuttosto che al riscaldamento che dovrebbe durare per le prossime due decadi circa, ed essere seguita da un nuovo riscaladamento per altre tre decadi. Non sono affatto concetti nuovi quelli che ha ripreso, e godono anche del parere concorde di molti altri studiosi che appartengono alla categoria degli “olistici”, ovvero quelli che sostengono che il sistema vada guardato nella sua interezza e con particolare attenzione al passato, piuttosto che osservato per il solo tramite delle simulazioni modellistiche.

Nonostante ciò si tratta certamente di opinioni contro corrente -che chi legge assiduamente CM sa che troviamo largamente condivisibili- per cui nell’articolo su Fox News che ha commentato l’intervento troviamo giustamente e puntualmente anche i pareri difformi in accordo con il mainstream. Quello che non capisco è però la scelta degli argomenti con cui si è deciso di confutare questa tesi. Il primo è ormai noto per essere stato un deplorevole tentativo dell’IPCC di dar corpo alla tesi dell’accelerazione del global warming quando questa, di fatto, non c’è. L’intervistato, (che non è un climatologo ma è un manager del Roda Group, il che peggiora le cose perché vuol dire che più che saperle le cose le ha assorbite dal mainstream) si è bevuto senza se e senza ma la tesi dell’IPCC, peccato che questa sia stata abbondantemente smentita. Segue poi il dato sullo scorso aprile, che secondo le misurazioni superficiali sarebbe stato il più caldo di sempre. Mannaggia, ma non avevamo detto che si dovevano guardare periodi lunghi?

Ma no, quando si tratta di warming vanno bene tre mesi o anche uno o anche un giorno. Il fatto che la copertura nevosa globale abbia segnato due record consecutivi negli ultimi due anni non c’entra nulla. Evidentemente dobbiamo farcene una ragione. Nevica ma le temperature medie superficiali globali dicono di no, per cui non è vero che fa freddo. E non è neache vero che il global cooling fa più danni del warming, né che i consumi energetici aumentano e tanto meno che i raccolti subiscono dei danni. Del resto lo dicono le temperature no?

E’ un celebre romanzo di Ken Follet che tra la finzione degli accadimenti descritti e la realtà della contrapposizione su cui si basa tutta la trama, sembra quanto mai attuale.

Nel libro il leader di una comunità hippy escogita un piano terroristico per difendere la propria valle da un progetto di allagamento artificiale: rubare un vibratore sismico per provocare terremoti disastrosi sulla faglia di S. Andrea.

Beh, non è un vibratore sismico ma le nostre martellate le abbiamo prese anche noi. Vent’anni di promozione e di patrocinio della causa dell’AGW da parte dei media, salvo poi riscoprire il senso critico e un minimo di equilibrio dopo i noti fatti del climategate. Almeno così dice il Wall Street Journal, articolo che ho scovato grazie alla segnalazione dell’amico Piero Vietti sul suo blog.

Dieci minuti di puro divertimento, provato nel leggere con quanto pathos ed entusiasmo ora questo ora quell’altro reporter o anchor man, abbiano nel tempo detto la loro sull’argomento. Tra tutte le affermazioni ce n’è una veramente imperdibile, che riporto qui sotto per tutti i pigroni che non vorranno andare a leggere tutte direttamente alla fonte.

“So I’m running in the park on Saturday, in shorts, thinking this [warm weather] is great, but are we all gonna die? You know? I can’t, I can’t figure this out.”

“Dunque correvo nel parco sabato, con i pantaloncini, pensando che questo caldo è fantastico, ma moriremo tutti? Non posso, non posso farmene una ragione.”

Meredith Vieira NBC’s Today, 8 gennaio 2007

Vi segnalo due pezzi interessanti usciti sul Foglio di ieri (qui e qui). Nel primo, a firma di Piero Vietti, ci siamo anche noi di CM, inaspettatamente e molto piacevolmente. Una efficace disamina delle ultime mirabolanti (dis)avventure degli artisti dell’AGW, tra cadute di stile, ammissioni di colpa, omissioni di informazioni troppo poco catastrofiche e sincera comicità della scelta di studiare i cambiamenti climatici in una struttura ad elevato impatto ambientale.

Nel secondo, siglato dal direttore Giuliano Ferrara, un breve ma efficace excursus della parabola del movimento AGW, cresciuto e pasciuto nel segno della devozione quasi religiosa alla causa, ora in seria difficoltà del tutto autoprodotta, alla quale non sembra tuttavia corrispondere la giusta dose di mea culpa da parte di chi questo movimento lo ha entusiasticamente sostenuto e alimentato.

Che dire? Chi di media ferisce, di media perisce.

La rissa sul clima che cambia ha un pregio, quello di eccitare gli animi ad inseguire le più svariate fantasie. Curiosamente questo aspetto sta diventando trasversale. Se prima infatti le opere di ingegneria climatica erano suggerimenti esclusivi dei malati di Global Warming, oggi anche qualcuno tra quelli che ci credono parecchio di meno sembra aver capito che questa gallina fa decisamente le uova d’oro.

Leggiamo dall’articolo uscito ieri sul Corsera  che questo è forse il caso dell’ultima uscita dello studioso svedese Bjorn Lomborg, noto scettico climatico, che dopo aver prodotto una specie di esegesi del rapporto costo/beneficio di quelli che sembrano essere i provvedimenti di mitigazione del clima più gettonati ed averli interamente rigettati, propone la sua soluzione a basso costo, ovvero un ingresso a gamba tesa sulle dinamiche del clima da effettuarsi nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, producendo artificialmente una coltre di nubi che schermi i raggi solari e inneschi un rapido raffreddamento.

Leggi il seguito su Cambi di Stagione il blog di Piero Vietti.

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