Più clima, meno Tornado

Solo pochi giorni fa Luigi Mariani esprimeva in un commento il suo parere circa la relazione tra le oscillazioni del clima e gli eventi stremi.ne riporto qui sotto i tratti salienti:

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[..] penso che dobbiamo intenderci su cosa si intende per evento estremo, nel senso che la definizione di evento estremo che usiamo oggi è del tutto antropocentrica. Quando Lindzen indica che in un pianeta più caldo diminuisce il gradiente termico equatore-polo e dunque cala l’energia per li eventi estremi, penso che questo vada riferito ad eventi tipo cicloni tropicali o perturbazioni delle medie latitudini o piogge estreme. Nel caso delle grandi siccità, legate alle grandi anomalie circolatorie (quali i blocchi anticicolonici), penso che la considerazione di Lindzen non sia applicabile e che dunque durante le fasi calde (come la nostra) la siccità sia un rischio da tenere presente, come ci insegna la lezione dei gradi optimum sopra citata. Il concretizzarsi di tale rischio dipenderà ad esempio dalla frequenza e persistenza dei blocchi o dall’intensità del monsone o…..

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Un pensiero molto condivisibile che tra l’altro trova una parziale conferma anche nella letteratura scientifica più recente, riassunta con efficacia dall’ultimo report dell’IPCC interamente dedicato proprio al rischio da eventi estremi. Infatti con riferimento agli eventi più direttamente collegati all’intensità del gradiente termico non è stato possibile sin qui individuare alcun trend che aiuti a separare il segnale delle oscillazioni naturali da quelle che potrebbero essere indotte da cause antropiche.

Tuttavia negli ultimi anni, complice una divulgazione spesso molto superficiale ove non addirittura mendace e complici anche degli obbiettivi di specifico interesse economico dei soggetti coinvolti direttamente nel business delisarcimento dei danni, l’impressione ricevuta dal pubblico è quella che gli eventi intensi quali cicloni tropicali, forti temporali e loro effetti e piogge alluvionali siano aumentati per frequenza e per intensità. Piuttosto nota è ad esempio la vicenda della “furbata” compiuta da una nota e potente compagnia di assicurazioni americana che all’indomani dei disastri provocati dll’uragano Katrina pensò bene di metetre a punto un report con delle fantomatiche previsioni di aumento della frequenza di occorrenza e intensità proprio dei cicloni tropicali, facendo una montagna di soldi in premi assicurativi. Il fatto che si trattasse di un vaticinio e non di una previsione è confermato dal fatto che da allora di uragani che abbiano impattato le coste USA se ne sono visti pochissimi ove non addirittura nessuno. Una dinamica che può tranquillamente attribuirsi alla cabala, certamente, ma che tale non era presentata dai simpatici venditori di pacchetti assicurativi in sede di sottoscrizione dei contratti.

Sicché, qualcuno ha pensato bene di provare a vederci un po’ più chiaro nella relazione tra i costi dei danneggiamenti e la frequenza di occorrenza di eventi intensi. Tutto questo purtroppo succede solo negli USA, laddove sarebbe utile e interessante che potesse accadere anche da noi (non gli eventi, i calcoli!) e porta la firma di Roger Pielke jr, persona nota per la sua integrità scientifica e, tra l’altro, anche convinta che prima o poi il contributo antropico alle dinamiche del clima finirà per presentarci il conto. Però, come appare chiaramente dai suoi studi, per il momento pare proprio che non sia così.

Nel 2008 si era occupato di uragani, giungendo alla conclusione che l’aumento dei costi del danneggiamento era ed è da attribuire interamente all’inurbamento delle coste, ovvero all’aumento delle proprietà e delle infrastrutture che incidentalmente si vengono a trovare sul percorso degli uragani.

Ora è toccato ai tornado, altro fenomeno topico in termini di intensità e potere distruttivo. Lo studio èstato accettato per la pubblicazione e presto lo leggeremo, ma nel frattempo Pielke ne ha rei disponibili i tratti salienti sul suo blog.

Normalized Tornado Damage in the United States: 1950-2011

Il risultato è ancora più interessante di quello scaturito dall’analisi dei dati relativi ai cicloni tropicali. Una volta normalizzati e attualizzati i costi dei danni causati da questi eventi – il 2011 ha tra l’altro fatto segnare una stagione molto intensa ove non addirittura da record, mentre il 2012 èstato decisamente sotto media – non solo non si può parlare di aumento dell’intensità e della frequenza di questi eventi, ma il costo dei danni subiti è in evidente diminuzione!

Quel che segue è un estratto dell’abstract:

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[…] Questo paper normalizza i danneggiamenti causati dai tornado negli Stati Uniti utilizzando diversi metodi. Una normalizzazione produce una stima del danneggiamento che si avrebbe se gli eventi passati fossero occorsi in simili condizioni sociali. La normalizzazione riguarda i cambiamenti nell’inflazione e nel benessere a livello nazionale e i cambiamenti nella popolazione, nel reddito e nelle unità abitative a livello di contea. Per molti metodi [di normalizzazione], c’è stato un netto declino nei danneggiamenti. Questo declino corrisponde con una diminuzione nell’osservazione dei tornado più intensi (e quindi più distruttivi) dal 1950. Tuttavia, la quantificazione del trend dei tornado è resa difficile dalla discontinuità temporale delle osservazioni. I risultati normalizzatisuggeriscono che una parte di questo declino possa riflettere effettivi cambiamenti nell’incidenza dei tornado, al di là dei cambiamenti nelle tecniche di osservazione. Il 2011 risalta nel contesto storico come uno degli anni con maggiori danni dei passati 61 anni e fornisce l’indicazione che il massimo del danneggiamento avrebbe il potenziale di aumentare qualora i cambiamenti nella società dovessero condurre ad un aumento dell’esposizione al rischio per la salute e per i beni materiali. […]

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Piuttosto che gridare al disastro climatico ogni volta che piove un po’ più forte anche da noi, sarebbe utile che qualcuno si occupasse di fare analisi di questo genere, chissà che non scopriremmo che in Liguria, in Toscana o dovunque altro abbia colpito il maltempo negli anni recenti non sia cambiato qualcosa sul territorio più che sul tempo atmosferico.

 

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Author: Guido Guidi

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2 Comments

  1. Ad ogni catastrofe l’incuria e l’abbandono del territorio passa in secondo piano rispetto al mito propagandistico del clima che cambiando causerebbe le catastrofi.

    Questo produce nuovi investimenti per la Causa e ulteriore degrado del territorio.

    Stiamo facendo inutili sacrifici agli dei, come 1000 o 10000 anni fa e, non contenti, abbiamo prodotto una nuova casta di santoni dedita, come tutte le caste che si rispettano, a coltivare il proprio interesse.

    Complimenti!

    Post a Reply
    • Le considerazioni di Maurizio Rovati mi spingono a ricordare un libro che ho letto di recente.

      Si tratta del testo di 195 pagine “ARGOMENTI DI CLIMATOLOGIA APPLICATA – DALL’ANALISI DELLE SERIE STORICHE DELL’AREA PISANA”, che Sergio Pinna ha pubblicato per i tipi della ARACNE, e che invito gli interessati alla variabilità climatica sull’area italiana a procurarsi e a leggere.

      Le analisi di Pinna riferite all’andamento temporale degli eventi pluviometrici orari e giornalieri per il periodo 1868-2010 lo portano ad esprimere le conclusioni generali che seguono (pag. 136):

      1. i totali annui sono da considerare grossomodo stazionari, con valori più levati nei primi decenni del XX secolo e che comunque negli ultimi 70 anni non hanno subito variazioni apprezzabili. Per inciso il 2010 è stato anno piovosissimo (con 1439 mm uno dei 5 più piovosi dal 1868) mentre il 2011 con soli 582 mm è stato il terzo più povero di pioggia dal 1868

      2. il grado di concentrazione degli apporti pluviometrici giornalieri si è mantenuto grossomodo costante, che chiarito dal trend dell’indice di intensità media giornaliera e dell’indice afflussi-intensità.

      3. nessuna modificazione significativa presentano gli eventi estremi e cioè i massimi di 1,3,6,12, e 24 ore.

      Pinna conclude scrivendo che “Ne deriva in sintesi che non si sono trovate conferme delle teorie secondo le quali la tipologia delle piogge nelle nostre regioni avrebbe subito – negli ultimi 20-30 anni delle trasformazioni sostanziali rispetto alle epoche precedenti.”

      In sintesi nei nostri climi le piogge estreme sono un fattore di rischio costante e dunque cruciali le buone pratiche di gestione del territorio e dunque:
      – in ambito urbano la regimazione dei corsi d’acqua ed il corretto dimensionamento nonchè la periodica manutenzione delle opere di fognatura
      – in ambito rurale le sistemazioni di piano e di colle (per le quali si rimanda ai testi di agronomia generale) e le sistemazioni forestali.

      E’ ovvio che si tratta di opere che non fanno audience televisiva, così come non fanno audience le attività dei “buoni padri di famiglia” ma senza queste e quelle nessun sistema può stare in piedi.

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  1. Climatemonitor - [...] a vedere le cose in una chiave diversa, quella di chi fa scienza sul serio. Già, perché di analisi…

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