Convergenze ed Evidenze

Un po’ di tempo fa mi ho ricevuto una segnalazione da Maurizio Morabito circa il lavoro di un team di ricercatori dell’Università di Washington il cui oggetto è lo studio della Linea di Convergenza Intertropicale (ITCZ) e delle sue dinamiche evolutive. L’ITCZ è una fascia di nuvolosità di origine convettiva che staziona più o meno sull’equatore termico oscillando circa tra 3° e 10° di latitudine nord a seconda del periodo stagionale. Prendendo a riferimento l’emisfero settentrionale, troviamo questa nuvolosità imponente alle latitudini più basse durante l’inverno e più a nord durante i mesi caldi. L’origine di questa convezione è duplice: l’abbondante soleggiamento delle zone equatoriali che fornisce una gran quantità di calore agli strati più bassi e l’incontro tra gli alisei da nord est dell’emisfero nord e quelli da sud ovest provenienti dall’emisfero sud ma deviati al passaggio dell’equatore per il cambio di segno della forza di coriolis, ossia della diretta conseguenza della rotazione della terra attorno al proprio asse che impone una deviazione verso destra a tutti i movimenti lungo la longitudine sul pianeta.

earth_global_circulation

Questa fascia di convezione è particolarmente importante perché è proprio attraverso questi potenti moti verticali che avviene la gran parte della redistribuzione del calore a livello atmosferico. Ancora più decisivi sono gli effetti della maturazione di questa nuvolosità, che si traducono in precipitazioni molto forti capaci di regalare abbondanza di acqua dolce alle zone dell’area interessata. Ovvio dunque che nel medio e lungo periodo delle variazioni nell’ampiezza delle oscillazioni sud-nord di questa fascia di convezione o degli spostamenti di latitudine dell’intero meccanismo siano particolarmente importanti per le condizioni climatiche della zona e, considerata l’importanza del fenomeno, anche per le latitudini extratropicali, con particolare riferimento all’emisfero settentrionale.

itcz_1

Analizzando vari tipi di sedimentazione su alcune isole dell’oceano Pacifico direttamente interessate da questa nuvolosità e su altre che si trovano nelle vicinanze, i ricercatori hanno potuto ricostruire i pattern delle precipitazioni con una scansione temporale molto fine, arrivando a dedurre i movimenti lungo la longitudine dell’ITCZ. Il risultato più significativo è senz’altro quello che testimonia come questa fascia di convezione abbia raggiunto il suo limite massimo meridionale durante il periodo di accentuato raffreddamento della Piccola Era Glaciale, una fase climatica per la quale esiste un accordo pressoché totale sui fattori di forcing che l’avrebbero generata, ovvero sulla variazione dell’attività solare nel suo complesso, deducibile dalla frequenza di occorrenza delle macchie solari. Proprio in quella fase infatti si registrarono i minimi di Maunder e Dalton, dai nomi di coloro che li hanno osservati e documentati.

sunspot_web

Successivamente, ed in concomitanza con un trend di aumento delle temperature iniziato più di trecento anni fa, la posizione dell’ITCZ avrebbe subito uno shift verso settentrione con una velocità media di spostamento pari a 1.4km all’anno. Zone una volta molto piovose, come le isole Galapagos, sono invece attualmente caratterizzate da un clima arido, proprio perché hanno smesso di subire gli effetti dell’intensa convezione della ITCZ. Parallelamente, aree con precipitazioni una volta decisamente ridotte, sono adesso tra le più piovose del pianeta.

Le cosiddette condizioni a contorno, ossia la distribuzione delle terre emerse e delle catene montuose più importanti che hanno un ruolo decisivo nelle dinamiche della circolazione atmosferica in troposfera, non sono certamente cambiate, per cui l’origine di questo spostamento deve essere ricercata in altri fattori di forcing. L’uso di modelli numerici di simulazione ha permesso di ipotizzare un movimento verso sud di tutta la fascia di convezione in occasione della riduzione del differenziale di temperatura di superficie degli oceani (SST) tra le latitudini immediatamente a sud ed a nord dell’equatore. Queste oscillazioni, sono ascrivibili al verificarsi degli eventi noti come El Niño e La Niña, entrambi riassumibili nelle dinamiche dell’indice ENSO (El Niño Southern Oscillation). Si tratta però di oscillazioni che hanno effetto sulla variabilità interannuale della ITCZ, piuttosto che su di un cambiamento di posizione tanto significativo e continuo quale quello che queste ricerca sembrerebbe confermare. E’ dunque presumibile che il fattore di forcing sia proprio quello astronomico, pur agente attraverso fenomeni di azione e retroazione ancora piuttosto oscuri.

Curiosamente, gli autori ipotizzano nella loro trattazione che un ulteriore riscaldamento indotto dall’incremento dei gas serra in atmosfera, potrebbe accentuare questo shift settentrionale della fascia di precipitazioni della zona di convergenza, innescando crisi di deficit idrico in zone dove adesso tale problema non esiste. Questa considerazione è con tutto il rispetto inutilmente pessimistica ed anche un po’ miope. Innanzi tutto se il movimento dell’ITCZ è iniziato secoli fa, vuol dire che non ha nulla a che vedere con il fattore antropico, semmai rappresenta la conferma che le dinamiche di riscaldamento del pianeta hanno cause che vengono da lontano, non già dalla pur grande quantità  di emissioni di gas serra che ha caratterizzato i tempi più recenti. Le conseguenti mutazioni climatiche sono state assorbite dal sistema e non si ha notizia di situazioni drammatiche. Una delle zone esaminate, teatro degli studi di Darwin, è considerata il tempio della vita sul pianeta, pur essendo stata oggetto di profonde modifiche ambientali. Secondariamente, la scoperta è stata possibile proprio analizzando le mutate condizioni climatiche di queste zone, a dimostrazione del fatto che non esiste uno statu quo da preservare a prescindere, ovvero che non è affatto detto che le condizioni climatiche in cui la nostra società  ha conosciuto il massimo sviluppo debbano essere considerate ottimali o irrinunciabili, soprattutto perché questo non é assolutamente possibile.

In conclusione, questa nuova ricerca offre degli spunti di riflessione estremamente interessanti e, per l’nnesima volta, non è chiaro perché l’apertura mentale che é indubbiamente necessaria per giungere a questo livello di conoscenza debba essere mortificata da considerazioni inutilmente allarmistiche, arrivando ad omettere anche l’evidenza delle proprie scoperte. Sarà, ma sono convinto che questo approccio non piace neanche a chi bene o male è costretto a praticarlo1.

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  1. http://www.atmos.washington.edu/~david/Sachs_etal_2009.pdf []
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Author: Guido Guidi

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21 Comments

  1. Una simpatica ed interessante lettura da WUWT di Antony Watts, a proposito del rigoroso reviewing process operato dalla rivista più blasonata http://wattsupwiththat.com/2009/08/13/mann-hockey-sticks-hurricanes-hurricanes-in-the-atlantic-are-more-frequent-than-at-any-time-in-the-last-1000-years/#more-9894.
    Per blasonata non s’intende alla moda, ma quella che assegna i punteggi più alti per le pubblicazioni. Con quelle referenze si accede agli incarichi, con quegli incarichi si accede al famoso panel et similia. Altra partita di giro. Enjoy.
    gg

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  2. Sig. Galati, le mi ha posto delle domande ed io ho risposto a modo mio 😉

    Diciamo che sono stato un pò malizioso nella mia lunga disquisizione ma diciamo anche che forse qualcosa su cui riflettere c’è. Proprio qui dentro riportavo un elenco da cui trarre più di qualche spunto…

    http://www.climatemonitor.it/?p=1827

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  3. No, mi correggo:
    non fa nemmeno peer-review, ma si basa sul peer-review all’interno della comunità scientifica, da quanto si legge qui:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Intergovernmental_Panel_on_Climate_Change

    quindi appare assolutamente neutrale nelle sue valutazioni…

    Rimane dunque il problema del peer-review: corrotto o meno all’interno della Comunità Scientifica? Fate voi…

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  4. Insomma l’IPCC fa peer-review dei lavori dei ricercatori dei vari enti di ricerca al mondo…

    Rimane il problema del peer-review…
    Perchè mai questo dovrebbe essere pilotato dall’IPCC verso una posizione piuttosto che un’altra? Con quali interessi?

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  5. “The Intergovernmental Panel of Climate Change is the leading body for the assessment of climate change, established by the United Nations Environment Programme (UNEP) and the World Meteorological Organization (WMO) to provide the world with a clear scientific view on the current state of climate change and its potential environmental and socio-economic consequences.

    The IPCC is a scientific body. It reviews and assesses the most recent scientific, technical and socio-economic information produced worldwide relevant to the understanding of climate change. It does not conduct any research nor does it monitor climate related data or parameters. Thousands of scientists from all over the world contribute to the work of the IPCC on a voluntary basis. Review is an essential part of the IPCC process, to ensure an objective and complete assessment of current information. Differing viewpoints existing within the scientific community are reflected in the IPCC reports.

    The IPCC is an intergovernmental body, and it is open to all member countries of UN and WMO. Governments are involved in the IPCC work as they can participate in the review process and in the IPCC plenary sessions, where main decisions about the IPCC workprogramme are taken and reports are accepted, adopted and approved. The IPCC Bureau and Chairperson are also elected in the plenary sessions.

    Because of its scientific and intergovernmental nature, the IPCC embodies a unique opportunity to provide rigorous and balanced scientific information to decision makers. By endorsing the IPCC reports, governments acknowledge the authority of their scientific content. The work of the organization is therefore policy-relevant and yet policy-neutral, never policy-prescriptive.”

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    • A scientific body witch does not conduct any research. Believe it or not that sounds really strange. Governaments can participate in the IPCC review process [nominating the members of the Bureau representing themselves] and therefore endorsing the IPCC reports (their own reports) they aknowledge the autority of their scientific content.
      Una bella partita di giro. Grazie per la lezione d’inglese, avevo bisogno di rinfrescare l’idioma.
      gg

  6. @ marcus

    Allora mi permetto io di citarla:

    “I centri di ricerca se vogliono il quattrino devono vendere quello che il cliente vuole comprare.”

    Ammesso che i ricercatori (i venditori) siano corruttibili, perchè mai l’IPCC (il cliente) dovrebbe ‘comprare’ solo letteratura pro-AGW e non studi scientifici seri e obiettivi visto che non ha finalità di lucro (facendo parte dell’ONU), ma solo quella di fare chiarezza sulla questione dei Cambiamenti Climatici?

    Clientarismo? Chi mai dovrebbe occuparsi di fare studi scientifici se non i ricercatori stessi?
    Il ruolo dell’IPCC è del tutto paragonabile a quello di una ‘commissione esterna’ che deve valutare il fatto e stimolare le decisioni a riguardo per i paesi aderenti all’ONU, un pò come esistono le commissioni di inchiesta antimafia oppure quelle ambientali ecc… lei ci vede qualcosa di strano?
    Io francamente no…

    Mi sembra sia abbastanza facile travisare certe intenzioni quando si vuole stravolgere una realtà giudicata fin troppo semplice ai propri occhi un pò come quando si mormora: “piove govrno ladro” o ci si trovi in situazioni al limite del “bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto”…

    Saluti
    LG

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    • Non hai letto l’articolo di Henderson. Sinceramente non ci trovo nulla di strano nel funzionamento del Panel, è tutto molto chiaro, semplicemente non è quella fucina di scienza che si vorrebbe far credere.
      gg

  7. Diciamo Guido che l’articolo da te postato mi solleva dallo scrivere la seconda parte che avevo intenzione di scrivere. Tuttavia farò tanta ricerca per trovare i balanci di tutti gli organismi interessati! credo che una volta per tutte debba essere fatta chiarezza completa su chi sia l’IPCC e come si stiano comportando i “blasonati” centri di ricerca e scienziati mondiali.

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  8. Sig. Galati, devo ringraziarla perchè in tanti anni non avevo mai trovato le parole adatte per spiegare cosa sta accadendo al mondo scientifico. Mi permetta di citarla: “l’IPCC fa ricerca su commissione ai vari enti di ricerca climatico…”
    Sarebbe interessante studiare oltre all’effetto serra anche il cd. effetto “conflitto d’interessi”. I centri di ricerca se vogliono il quattrino devono vendere quello che il cliente vuole comprare.
    Facciamo un giochino bellino: prendiamo i bilanci dell’IPCC dal 1988 ad oggi e vediamo cosa è cambiato. Poi prendiamo i bilanci dei singoli centri di ricerca e nella voce “proventi” vediamo cosa è cambiato a loro dal 1988 ad oggi. Macabro da pensare e ancor più da dirsi ma siamo sicuri che il clientelarismo scientifico non sia il peggior padre del GW?

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  9. @ Luca Galati

    “In sostanza non capisco perchè il fattore naturale debba essere sempre e necessariamente stato più forte del fattore antropico nell’ultimo secolo…
    Ma chi l’ha detto? E’ mai stato dimostrato?”

    Direi di si

    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=373

    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=761

    Gli esperti del Danish National Space Center, F. Christiansen, J. Haigh, H. Lundstedt, hanno trovato evidenti ed inequivocabili correlazioni tra i cambiamenti climatici e le variazioni solari

    http://www.spacecenter.dk/publications/scientific-report-series/ISAC_Final_Report.pdf

    Freddy Christiansen, Danish National Space Center Joanna D. Haigh, “Influence of Solar Activity Cycles on Earth’s Climate Final Report Task 700 Summary Report” ESTEC Contract no. 18453/04/NL/AR Issue 1, September 4, 2007 Danish National Space Center Scientific Report 2/2007

    In pratica è uno stato dell’arte su tutte le peer review che hanno analizzato le correlazioni tra sole e cambiamenti climatici.
    Si evince dal rapportone, che la radiazione solare e il flusso magnetico solare hanno svariate influenze sul clima, per azione:

    diretta della radiazione
    diretta del flusso di uv sull’ozono
    diretta sulla circolazione atmosferica
    diretta sull’equilibrio elettrico atmosferico
    indiretta sui raggi cosmici galattici che influenzano :
    sia la bassa nuvolosità
    sia l’ozono

    Di tutto questo non c’è traccia alcuna nei modelli e nelle proiezioni dell’IPCC …per forza che qualcuno dice che non ci sono spiegazioni alternative alle forzanti radiative dei gas serra antropogenici.

    “si brancola nel buio come i topini ciechi” ma ci obbligano ad abbattere le emissioni.

    Infine ti ri cordo che per Hansen 2005 inserito poi nel rapporto IPCC 2007 e quindi in tutti i modelli la forzante antropogenica è il 92,5% del totale contro un misero 7,% % del sole.
    E? inverosimile ma ci sono quelli come te che ci credono.

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  10. Il sig Marcus ha ovviamente qualcosa da ridire. Io ho la mia teoria.
    Secondo me il mutamento climatico è colpa dell’aumento dei campi da calcio: sono pronto a dimostrarlo….Ed ho una Teoria altrettanto chiara e proba.

    Vede sig. Galati, se il mondo ha fatto a meno dell’uomo per tutti i suoi meccanismi per oltre 4 miliardi e mezzo di anni, appare difficile accettare una teoria che pone le cause antropiche sullo stesso piano di quelle naturali figurarsi quelle dell’IPCC che pongono le cause antropiche al di sopra di quelle naturali!
    Ci sono delle verità incomprensibili anche per la scienza ed è per questa ragione che le onde evitare confusione, è compito delle nuove teorie dimostrare che le vecchie teorie e le vecchie idee sono sbagliate. Le teorie dell’IPCC questo non l’hanno ancora fatto: in primis perchè non quantificano quanto il presunto impatto umano incide sulle dinamiche climatiche; in secundis non sono riuscite ad unire il mondo scientifico ma anzi lo hanno diviso ancor di più!
    Lei mi perdonerà quindi se ritengo che le sue sicurezze sono tutt’altro dall’essere unanumemente condivise. E mi perdonerà se continuo a ritenere che il mondo vada per la sua strada indipendentemente dall’uomo…e dall’IPCC
    Tuttavia la invito a leggersi qualcos’altro oltre ai lavori ed ai dictat pubblicitari dell’IPCC perchè come loro stessi ammettono nel loro Statuto pubblicato sul sito ufficiale:
    “Its role is to assess on a comprehensive, objective, open and transparent basis the latest scientific, technical and socio-economic literature produced worldwide relevant to the understanding of the risk of human-induced climate change, its observed and projected impacts and options for adaptation and mitigation.”
    Si parla del ruolo dell’IPCC: quello di trovare e valutare attraverso le nuove tecniche, la recente letteratura scientifica, l’impatto che i comportamenti umani hanno sul clima stesso “risk of human-induced climate change”.
    Sappiamo quindi da loro stessi che l’IPCC non è nato per capire quali sono le cause dei mutamenti climatici ma solo per valutare e verificare l’eventuale collegamento tra comportamenti umani e variazioni climatiche. Ce ne corre dalla prima alla seconda affermazione. Nel primo caso si tratterebbe di capire quali sono tutte le variabili del sistema clima. Nel secondo caso si dice che ci interessano solo le variabili antropogenetiche. Si vuole solo capire se l’uomo c’entra.
    Nella frase sopra citata si dice, all’inizio, che per verificare questa connessione “uomo-cambiamenti climatici” ci si servirà di” the latest scientific, technical and socio-economic literature produced worldwide” ossia di quella letteratura scientifica e di quei dati che evidentemente permettano di capire ” the risk of human-induced climate change”. Le parole usate sono d’effetto: “understanding of the risk…”. Parafrasiamo queste parole: non è forse vero che da queste parole emerge che l’obbiettivo dell’IPCC è quello di far capire ai politici, prima, e alla gente comune, poi, che c’è un collegamento tra attività umana e cambiamenti climatici? Non è forse vero che per fare questo l’IPCC non si serve di proprie rilevazioni dati o di proprie ricerche ma che si limita ad andare a cercare nella letteratura mondiale quelle pubblicazioni che consentano la comprensione di questo collegamento (inquinamento-cambiamenti climatici)?
    Sapete come so che l’IPCC non fa proprie rilevazioni e proprie ricerche? Beh, sarà stupido, ma ce lo dicono loro sempre nel loro sito ufficiale;queste le parole impiegate tratte dal medesimo contesto:”The IPCC does not conduct any research nor does it monitor climate related data or parameters”.
    Traduciamo: l’IPCC non conduce nessuna ricerca e nemmeno fa attività di monitoraggio sui parametri e dati climatici. Eh già! Ma non vi dico nulla di nuovo. Poco sopra infatti abbiamo stabilito che l’IPCC nella sua funzione di farci capire il collegamento tra attività umana e cambiamenti climatici, si appoggia alla letteratura che per quanto recente si limita a analizzare i cambiamenti climatici solo in questa settoriale causa: “ the risk of human-induced climate change”.
    Quindi tutti sanno, e anche l’IPCC sa, che il clima è sempre cambiato e che pertanto le variabili climatiche sono innumerevoli e naturali. Loro però non nascono come forum scientifico per capire quali sono le ragioni dei mutamenti climatici e per discuterne tra tutti gli studiosi (magari ascoltando le ragioni degli uni e degli altri) ma nascono solo come istituto di raccolta e valutazione dei lavori effettuati da quegli studiosi che con i loro lavori, le loro ricerche, dimostrino il collegamento tra attività umana e cambiamenti climatici.

    Una breve considerazione su questa prima parte.

    Abbiamo appreso dal sito ufficiale dell’IPCC http://www.ipcc.ch che la funzione cui deve assolvere questa istituzione , è quella di ricercare i possibili collegamenti tra l’attività umana e mutamenti climatici. Abbiamo anche appreso da loro stessi che per far ciò l’IPCC, dall’alto della sua funzione, non abbia dei propri scienziati o delle proprie banche dati o delle proprie ricerche finanziate. L’IPCC si limita infatti a valutare semplicemente il lavoro degli altri. Di chi in particolare? Di tutti? NO, solo di quegli scienziati e studiosi che riescono a dimostrare il collegamento tra attività umana e cambiamenti climatici. Si ignora volontariamente e dichiaratamente i lavori di tutti gli altri: ossia di coloro che dimostrano che gli attuali mutamenti climatici sono dovuti in parte o in toto a variabili naturali esistenti nel sistema Terra-clima.
    Ne deduciamo che qualora si voglia parlare di cambiamenti climatici, citare i soli rapporti dell’IPCC significa ignorare in primis il lavoro di migliaia di scienziati che analizzano i mutamenti climatici a più ampio raggio ( e quindi anche le variabili naturali del sistema clima), in secundis significa dimenticare che l’IPCC nasce come raccolta dati e studi monografici: si analizza solo le cause antropiche dei mutamenti climatici, non le restanti variabili. Si dice in sostanza: tra 100 anni se tutte le forzanti naturali fossero “costanti” e non “variabili”, il clima si riscalderebbe di tot. gradi centigradi a causa delle forzanti antropogenetiche. Ma la realtà non è questa. Esistono anche le forzanti naturali e le incomprensioni di questi ultimi anni dovute ad un GW che se ne è rimasto dal 1998 ai paletti di partenza senza crescere e soprattutto senza crescere nella misura in cui ci si attendeva ( senza parlare del passo indietro del 2008), sono dovute proprio a questa mancanza d’informazione. Certamente non da parte dell’IPCC che dichiara sin da subito di ignorare o di non conoscere le forzanti naturali ( lo vedremo meglio nell’analisi del documento nella seconda parte). E’ tutto il sistema mediatico che gli sta attorno ad aver comunicato che l’IPCC rivela la verità.
    In realtà l’IPCC, per sua stessa ammissione ( “ Its role is to assess on a comprehensive, objective, open and transparent basis the latest scientific, technical and socio-economic literature produced worldwide relevant to the understanding of the risk of human-induced climate change, its observed and projected impacts and options for adaptation and mitigation”), rivela eventualmente solo una parte della verità, quella di coloro che dimostrino con i loro lavori il “ risk of human-induced climate change”.
    Mi perdoni la prolissità, ma credo fosse doveroso, data la sua richiesta.

    Post a Reply
    • Esattamente:
      1) a noi interessa sapere se se c’è una causa antropica al cambiamento climatico recente e quale ne sia il peso: di conseguenza viene fuori anche la componente naturale per semplice ‘sottrazione’ delle due componenti o sbaglio? Questi studi si chiamano studi di attribuzione…

      2)l’IPCC fa ricerca su commissione ai vari enti di ricerca climatico, praticamente tutti i più importanti del mondo: che interesse avrebbe l’IPCC a richiedere e pubblicare solo articoli pro-AGW viste le ripercussioni economiche delle scelte di mitigazione?

      Comunque c’è un pò di ‘schizofrenia’ nelle posizioni che si sono succedute nel tempo a proposito del ‘cambiamento climatico’: prima andava di moda il ‘catastrofismo’ tanto osteantato nei forum, poi un giorno qualcuno si stufò, convinse gli altri e diede vita alla corrente ‘scettica o negazionista’: ma ‘stufarsi’ di una posizione e gettarsi in un’altra non vuol dire fare scienza che invece vuol dire attenersi rigorosamente ai risultati della ricerca e basta.

      Questa è come la vedo io.
      Leggerò il report del Sig. Costa.

      Saluti
      LG

  11. Allora io ho parlato piuttosto chiaramente di più forcing che in quanto tali agirebbero allo stesso modo sullo spostamento dell’ITCZ:
    il forcing naturale e il forcing antropico…

    Proprio allora non capisco dov’è tutta questa basfemità che invece a me pare profonda ragionevolezza:
    il fatto che il Clima si sempre cambiato in passato non vuol dire necessariamente che anche il cambiamento del’ultimo secolo sia dovuto unicamente a fattori naturali…

    In sostanza non capisco perchè il fattore naturale debba essere sempre e necessariamente stato più forte del fattore antropico nell’ultimo secolo…
    Ma chi l’ha detto? E’ mai stato dimostrato?

    Insomma varrebbe una sorta di sovrapposizione delle cause (naturali e antropiche) visto che il fattore antropico potrebbe non essere affatto trascurabile come molti invece desidererebbero…

    Aspetto risposta dal Sig. Marcus che avrà senz’altro qualcosa dal ridire…

    Post a Reply
  12. Sig. Galati con i se e con i ma si va poco avanti. Col dovuto rispetto: miope è colui che azzarda ipotesi senza darne prova e miope è anche colui che anzichè degnarsi di analizzare le cause autoevidenti, si mette a fare il profeta con le suddette profezie dimenticandosi che 3 secoli fa o 100 mila anni fa nessuno si metteva a spostare verso nord l’ITCZ col trattore o con i camion…
    Questo è il vero miope. Non lo è chi, e qui difendo Guido, non riesce a nascondere il proprio fastidio verso questo continuo scendere sul terreno del populismo, della retorica, della “demagogia climatica”: “inquiniamo meno e si salva il pianeta”. Ma da cosa? da cosa dovremmo salvare il pianeta? dalla devastazione? dai disastri?da che cosa?
    Parliamo di clima vai, è meglio!
    Certamente non è inquinando che salveremo il pianeta ma c’è forse qualcuno che lo mette in discussione? ma per favore, lasciamo gli spot pubblicitari ad Al Gore & company: qui dentro limitiamoci a parlare di clima.

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  13. C’è miopia anche nelle considerazioni di commento all’articolo:
    ammettendo la possibilità di un forcing naturale (astronomico?) sulle modificazioni passate dell’ITCZ, allora è altresì possibile che un forcing antropico come quello dei gas serra possa fare altrettanto incrementando il peso delle modificazioni naturali, in fondo a fini della dinamica del sistema, sempre di forcing energetico si tratta…
    credo sia questo il vero senso con cui intendere il significato della pubblicazione…

    Saluti
    LG

    Post a Reply
    • Giusto, salvo aver omesso la possibilità che questo forcing naturale sia ancora in azione (o almeno lo sia stato fino a tempi molto recenti), fatto dimostrato dalle stesse ipotesi avanzate dagli autori, che ne hanno riscontrato l’effetto in tempi decisamente non sospetti. Non capisco come si possa appoggiare le proprie idee sulla presenza di un fattore di forcing naturale, per poi escluderlo totalmente nel trarre le conclusioni.
      gg

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