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Il cielo è blu…sopra le nuvole

Poetico ed inequivocabile. Però sopra le nuvole c’è molto altro ancora, forse molto più di quanto sin qui si sia compreso e di quanto si sia cercato di riprodurre. Nelle simulazioni climatiche si tiene conto di molti fattori, ma, con riferimento al forcing radiativo, le dinamiche di alcuni sono rese in modo piuttosto approssimativo, come accade ad esempio per la nuvolosità, mentre altri non sono affatto presi in considerazione.

Tra questi incredibilmente c’è il più importante di tutti, il sole. Già perchè, come ampiamente spiegato nell’AR4, nei modelli in uso all’IPCC si tiene conto esclusivamente  della radiazione solare diretta, mentre sono esclusi dal computo tutti quei parametri che contraddistinguono l’attività solare nella sua complessità e che potrebbero avere invece un ruolo determinante. Più precisamente stiamo parlando della teoria dei raggi cosmici, ovvero del loro ruolo nella ionizzazione dell’atmosfera e nella formazione dei nuclei di condensazione alla base del processo di formazione delle nubi, in particolare negli strati più bassi della troposfera.

[photopress:cr_ssn.gif,thumb,pp_image] Le variazioni dell’attività magnetica del sole modulano il flusso di questi raggi verso la Terra e quindi seppur indirettamente hanno un ruolo importantissimo nella quantità di copertura nuvolosa bassa che può formarsi. A questa nuvolosità con elevato potere schermante, è assegnato un segno negativo, ovvero raffreddante, per cui sarebbe necessario cercare di comprenderne più precisamente l’evoluzione.

In verità qualcuno ci ha già provato diversi anni fa, ottenendo anche dei risultati piuttosto interessanti e soprattutto procedendo con metodo scientifico, ovvero una volta formulata la teoria, è stato condotto un esperimento che è giunto ad una dimostrazione pratica di queste dinamiche. Si tratta del lavoro condotto da Enrik Svensmark del Danish National Space Center consultabile sul sito dell’American Phisical Society ma anche a questo link “Influence of Cosmic Rays on Earth’s Climate“.

L’esperimento, denominato SKY, che in danese dovrebbe significare “nubi”, è consistito nel sottoporre un ambiente ad atmosfera controllata, con concentrazioni di gas paragonabili a quelle della bassa troposfera, alla luce di lampade all’ultravioletto che mimassero l’azione dei raggi solari. Nel corso di numerose fasi di sperimentazione, sono state tracciate le reazioni chimiche indotte dai raggi cosmici che penetravano l’ambiente controllato. I dati avrebbero mostrato che gli elettroni rilasciati dai raggi cosmici agiscono come catalizzatori, ed accelerano in modo significativo la formazione di piccoli agglomerati stabili di acido solforico e molecole d’acqua, noti per essere praticamente i mattoni dei nuclei di condensazione, consentendo la formazione di un elevato numero di gocce in sospensione nell’ambiente sottoposto all’esperimento. Nelle dichiarazioni del Dott. Svensmark questo avveniva con “notevole velocità ed efficienza”.

Un bel passo avanti nella conoscenza delle dinamiche del clima, considerato  che, sempre nelle parole di Svensmark, ci sarebbe una forte correlazione tra le variazioni di temperatura e la quantità di raggi cosmici che raggiungono la bassa troposfera. Non solo, in base a questa teoria, una variazione della nuvolosità bassa dell’ordine del 2% nell’arco di cinque anni produrrebbe una variazione di1,2 watt per metro quadro, un numero paragonabile agli 1,4 watt per metro quadro che l’IPCC stima siano stati indotti dall’effetto serra antropogenico nel corso dell’era industriale.

E’ noto che l’attività magnetica del sole ha attraversato una fase di notevole incremento nel corso del ventesimo secolo, per cui è lecito domandarsi se, essendo aumentata anche la capacità di questo campo magnetico di schermare i raggi cosmici provenienti dallo spazio, non possa essere anche intervenuta una apprezzabile diminuzione della capacità della bassa troposfera di produrre nubi basse, con conseguente effetto riscaldante per azione diretta dei raggi solari.

La teoria sembra plausibile ed ha avuto un riscontro sperimentale, ma non è certamente consolidata, perchè nota la correlazione tra raggi cosmici e nubi, non sono note le dinamiche chimiche con cui questo avverrebbe. Tuttavia, questa non è probabilmente una buona ragione per non cercare di capirci di più e, infatti al CERN di Ginevra, è in corso un esperimento che si propone di riprodurre quanto fatto dai danesi, utilizzando l’acceleratore per produrre le radiazioni necessarie piuttosto che facendo affidamento sui raggi cosmici di origine naturale. Qualcuno dunque ci crede o quantomeno vuol saperne di più; nel 2010, quando saranno resi noti i risultati di questa sperimentazione ne sapremo forse un pò di più anche noi.

Nel frattempo rileviamo l’ennesimo “baco” nelle simulazioni climatiche più gettonate, che speriamo possano in futuro includere anche queste dinamiche per consegnarci un’idea del clima paragonabile alla realtà. Per il momento non è così, sarà forse per questo che il chairman dell’IPCC ha bollato questa teoria come “naive and irresponsible” cioè bizzarra ed irresponsabile. Passi la bizzarria, anche se non è dato sapere quanto un economista possa saperne al riguardo, ma dove sarebbe l’irresponsabilità, nell’ostinarsi a non considerare chiuso l’argomento global warming?

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Published inAmbienteAttualitàClimatologiaSegnalati

4 Comments

  1. enzo candido

    .. e se Pier Luigi Ighina avesse avuto veramente ragione ..
    Siamo una civiltà destinata a ragione ad autodistruggersi in tempi brevi.
    Peccato. Come sarebbe bella la Terra senza l’uomo.

  2. […] Con riferimento al clima, qualora si rivelassero corrette le intuizioni di cui abbiamo parlato in questo post, si potrebbero avere degli effetti importanti nel prossimo […]

  3. […] La teoria è interessante e, a conti fatti, potrebbe funzionare anche per fenomeni convettivi meno vasti e meno intensi. Un’alta atmosfera più fredda rende comunque la colonna d’aria più instabile e può accentuare la convezione. A questo potrebbe aggiungersi una maggiore capacità della troposfera di produrre nuvolosità bassa a prevalente sviluppo verticale sempre in presenza di scarsa attività solare, come accennato qui su CM in questo post. […]

  4. marcus

    Non sapevo che a ginevra lavorassero anche per…noi 😀 scherzo ovviamente!
    Direi che nei prossimi anni avremo modo di verificare davvero se esistono delle correlazioni tra minimi solari-raggi cosmici-nuvolosità.

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